Negli Anni scorsi dopo essere
stati a Londra, visitato alcune Capitali del Nord-Europa, quest’anno la nostra
attenzione, la voglia di esplorare, di conoscere si rivolge verso EST.
Il viaggio che intendiamo
fare in questo 2009 ci porterà in: “UNGHERIA, POLONIA, REPUBBLICA CECA e
GERMANIA”.
La settimana prima della
partenza facciamo il punto, cercando di non dimenticare nulla, con gli amici
con i quali quest’anno visiteremo: “BUDAPEST, CRACOVIA, CESTOCOVA, WIELICZKA, AUSCHWITZ,
PRAGA e MONACO di Baviera”.
I due equipaggi sono così
formati:
1) Sul CALIFORNIA freestyle Tina
ed Eugenio
2) Su VOIAGER-1 Euro Yacht
170 Linda, Pino, Antonella e Angelo
Sia Eugenio sia Angelo sono
in possesso del navigatore satellitare questo ci faciliterà nella ricerca del
percorso che stiamo per intraprendere. Io ho gli indirizzi dei Campeggi dove
recarci nelle diverse Città trovati attraverso internet.
Ci prepariamo in tutto perché
anche questo viaggio sia il più possibile eccezionale, da raccontare e
ricordare.
Bene, pare che abbiamo
pensato a tutto (lo scopriremo solo viaggiando) non rimane che fissare l’orario
di partenza prevista per Venerdì 24 Aprile.
Venerdì 24 Aprile
Il programma prevede che la
partenza sia alle ore 20.30 ma come capita sempre in questi casi siamo in
ritardo, gli ultimi preparativi sembrano non finire mai si dimentica sempre
qualcosa.
Con trenta minuti di ritardo
ci ricongiungiamo con Tina ed Eugenio che aspettano nel luogo fissato per
l’appuntamento.
Un breve saluto (farò le mie
scuse più tardi) e partiamo per Rozzano dove ci aspettano Antonella e Angelo
che completato i componenti la compagnia.
Gli amici Loredana e Vincenzo
che dovevano unirsi a noi quest’anno restano a casa per esigenze familiari,
sono diventati nonni. Un peccato perché con loro la compagnia sarebbe stata
ancor più rumorosa.
Giunti a Rozzano (senza
perdere altro tempo) imbarchiamo Antonella e Angelo, mentre faccio le mie scuse
a tutti per il ritardo, quindi via partiamo per questo nuovo viaggio che
porterà DUE CAMPER VERSO EST.
Imbocchiamo l’autostrada A 4
direzione Venezia che sono da poco passate le ore 22.00, il traffico è scorrevole
la serata fresca e serena si viaggia tranquillamente. Sono euforico, come negli
anni precedenti prima di un viaggio fremo come un ragazzo che attende
l’occasione per misurarsi sicuro, certo del successo.
Verso le ore 00.30 ci
fermiamo in un autogrill nei pressi di Venezia per passare la notte,
convenientemente posteggiati ci prepariamo e buona notte.
Sabato 25 Aprile
Di buon mattino (sono le ore
06.00) iniziano i preparativi per la partenza.
Sbrigate le faccende mattutine,
fatta colazione e rifornimento riprendiamo la marcia, ci sono ancora 700 Km da percorrere per
arrivare a Budapest.
La giornata è ottima, il sole
è già alto, il cielo è sereno e il traffico è scarso, possiamo mantenere una
buona media.
Superato il casello di Trieste,
seguendo le indicazioni del navigatore (in precedenza impostato), entriamo in
territorio Sloveno.
Il tratto che stiamo
percorrendo ci svela una regione prevalentemente collinosa e montagnosa. La
campagna ordinata ben curata si alterna tra pascoli, porzioni di terra pronta
per la semina e boschi. Piccoli villaggi si avvicendano a piccoli paesi sparsi
qua e la completando il paesaggio.
Le case hanno tutte lo stesso
stile con i tetti spioventi, anche quelle che sembrano di recente costruzione
hanno la stessa forma edilizia, l’edificio più alto è sempre il campanile della
chiesa.
Verso mezzo giorno una
deviazione ci obbliga a uscire dall’autostrada, sulla statale che stiamo percorrendo
ci fermiamo in un’area di sosta per il pranzo.
L’area è attrezzata con
tavoli di legno, apparecchiamo in uno di questi e pranziamo.
Nel bosco adiacente si
sentono i rumori delle motoseghe, ci sono dei boscaioli intenti nel loro
lavoro, durante il pasto improvvisamente vediamo un albero abbattersi al suolo
con gran fragore, non mi capita spesso di vedere il taglio di un albero, devo
dire che sono rimasto colpito da come quel gigante, in pochi secondi, toccasse il
suolo con gran frastuono trascinando con sé anche alcuni rami degli alberi
vicini. Ho pensato: “fa più rumore un albero che cade che una foresta che
cresce”.
Terminato di mangiare
riprendiamo il viaggio, pochi Km e imbocchiamo l’autostrada. Notiamo il cantiere
attivo per il completamento del tratto mancante.
Nel pomeriggio giungiamo al
confine con la Croazia, alla dogana una breve coda di veicoli per il
controllo dei documenti che avviene rapidamente (si tratta di una formalità
piuttosto che del retaggio del passato) e siamo di nuovo in marcia.
Il paesaggio cambia quasi
immediatamente, dalle colline e dalle montagne si passa a una vasta pianura e
come in Slovenia piccoli villaggi e paesi si alternano lungo il tratto che
stiamo percorrendo.
Percorriamo l’autostrada
senza nessun tipo di inconveniente o ostacolo, ci fermiamo per fare
rifornimento e per un caffè a pochi Km dal confine con l’Ungheria. Una sosta se
pur breve serve per recuperare energie e concentrazione.
Alla dogana sono più rigorosi
sia in uscita dalla Croazia, sia entrando in Ungheria dove ci sono chiesti i
documenti e la destinazione, ma tutto sommato le procedure si svolgono
rapidamente.
C’è ancora molta strada da
percorrere per giungere a Budapest, mi sento un po’ stanco chiedo ad Angelo di
sostituirmi alla guida mentre mi faccio un riposino.
Mi sveglio che siamo già
entrati in città, eccoci a Budapest.
Nonostante il navigatore
satellitare facciamo un po’ di fatica a trovare il Camping Zugligeti che è
situato in collina nella periferia di Buda, posteggiamo i nostri camper nel
campeggio che sono le ore 18.30 ci rechiamo alla reception dove troviamo una
simpatica e gentile signora che parla Italiano la quale ci accoglie dandoci il
benvenuto e un aperitivo, che gradiamo moltissimo, poi procediamo alla
registrazione.
Assolte le formalità,
prepariamo la tavola per la cena utilizzando i tavoli di legno presenti nella
struttura del campeggio che in passato era una stazione di tram in stile fine
19mo secolo. Le strutture sono semplici ma ben curate una parte dei bagni, che
sono ben riscaldati (il tepore è fornito da una stufa a legna che si trova
all’esterno la quale è costantemente alimentata dal personale del campeggio
fornendo ai caloriferi il calore necessario calore per rendere accogliente il
locale), danno l’idea di stare in una baita sulle dolomiti.
Terminata la cena, ci
prepariamo per dare un’occhiatina alla città.
Dalla direzione del campeggio
acquistiamo i biglietti del bus 291 che proprio dinanzi al campeggio ha il suo
capolinea, l’ultimo (per far ritorno al campeggio) bus partirà dal centro città
alle ore 22.45 Eugenio e molto stanco e vuole riposarsi, d’altronde ha guidato sempre
lui per tutto il tragitto.
Eccoci pronti, abbiamo poco
più di due ore per visitare la città prima che passi l’ultimo bus, usciti dal
campeggio ci rechiamo al capolinea che dista pochi passi, attendiamo alcuni
minuti ed ecco arrivare il bus 291, saliti a bordo ci accomodiamo nei sedili
che troviamo in buono stato poiché alcuni sono inservibili, mi avvicino alla
macchinetta per convalidare i biglietti inserisco il primo nella fessura ma non
succede nulla, (penso: magari è guasta) mi sposto alla successiva punzonatrice
ma anche questa sembra non funzionare, prova e riprova finalmente capisco come
funziona; bisogna inserire il biglietto e spostare verso di me la fenditura, si
sente un rumore (appunto da punzonatrice) estraggo il biglietto, è stato
forato, ecco come funziona la macchinetta quindi bado a forare gli altri
biglietti poi occupo un posto.
Occorrono circa venti minuti
perché il bus giunga alla stazione. Scendiamo dal bus e iniziamo la nostra
visita notturna dirigendoci verso il Parlamento.
Percorriamo i viali alberati
molto trafficati di veicoli e persone, solo i negozi di generi alimentari sono
aperti compresi bar e ristoranti, l’illuminazione è forse un po’ scarsa.
Giunti al Parlamento ne ammiriamo
la parte interna, anche se non adeguatamente illuminata. La zona è presidiata
discretamente dalla polizia. Procediamo fino a raggiungere la riva del Danubio,
la facciata che si specchia nel fiume è illuminata com’è illuminato il Ponte
delle Catene che è abbastanza distante da raggiungere a piedi, ma è tardi
dobbiamo ritornare alla stazione per l’ultimo bus.
Durante il tragitto di
ritorno (sempre a piedi) alla stazione cerco una rivendita dei biglietti per il
bus ma non vedo nulla, abbiamo ancora trenta minuti per trovare i biglietti
Angelo ed Io ci diamo da fare, entrati in una rosticceria (possiamo chiamarla
così) chiedo dove posso acquistare i biglietti, una ragazza molto gentile mi
dice che devo recarmi alla stazione dove troverò delle macchinette
distributrici, chiedo ancora se le macchinette accettano le banconote, la
risposta purtroppo è negativa chiedo allora se possono cambiarmi in moneta
alcune banconote che poco prima avevo ritirato da un bancomat, la giovane
ragazza mi cambia la banconota da 10.000 Fiorini (circa 35€) dandomi il
corrispettivo in moneta, ringraziamo per la cortesia e ci rechiamo alla
stazione dove purtroppo non ci sono macchinette distributrici di biglietti per
i bus, chiedo al personale di un chiosco di bibite dove posso trovare quel tipo
di macchinetta, mi rispondono di scendere nella vicina metropolitana, pochi
passi e ne scendiamo i gradini “ecco due macchinette” ci avviciniamo per fare i
biglietti e costatiamo che c’è una sola fessura per le monete, dobbiamo
cambiare le banconote, servono 1.800 Fiorini per acquistare cinque biglietti e
la moneta che abbiamo non è sufficiente. Ci sono dei negozi aperti, due
fruttivendoli, un kebab e una specie di spizzico, ci rechiamo dal primo
fruttivendolo non faccio neanche a tempo a esprimermi che il negoziante
scuotendo la testa e farfugliando mi dice di no, passiamo all’altro
fruttivendolo che ci accoglie con simpatia e si offre di aiutarci cambiandoci
le banconote, purtroppo non ha monete di grosso taglio solo da dieci Fiorini
gli svuotiamo praticamente tutta la cassa, mentre contiamo ci viene chiesto da
dove arriviamo, rispondo da Milano/Italia, e con un po’ di malinconia ci dicono
che è molto bella Milano, forse la ragazza ha un sogno che ancora non si è
realizzato.
Terminato il conteggio della moneta
ringraziamo la giovane coppia di fruttivendoli e ci rechiamo alla macchinetta e
incominciamo a introdurre le monete fino a raggiungere il costo per i cinque
biglietti in sostanza ci svuotiamo le tasche da tutte le monete. Finalmente
ecco i biglietti ci restano ancora quindici minuti prima che passi l’ultimo
bus, accelerando il passo ripercorriamo a ritroso la strada fino alla fermata,
dove ci aspettano Linda, Tina e Antonella. Mentre stiamo camminando, vediamo il
bus 291 passare, anche se ci mettiamo a correre non riusciremmo mai a
raggiungerlo, accidenti.
Giunti alla fermata le donne
ci sgridano per il ritardo e perché l’ultimo bus era appena passato, noi ci
giustifichiamo raccontando cosa c’è voluto per acquistare i biglietti.
Senza perdermi d’animo cerco
un taxi che ci contenga tutti e cinque e che ci porti in campeggio.
Ecco il taxi che fa per noi,
saliti a bordo chiedo all’autista di portarci a Camping Zugligeti. Con il taxi
ci vuole meno tempo anche perché l’autista è un po’ spericolato tanto da
tenerci in tensione fino all’arrivo in campeggio, il costo è stato di 3.000
Fiorini (circa 11€) compresa la mancia.
Notare che in Italia il taxi
costa circa venti volte di più che a Budapest, il brivido che l’autista ci ha
provocato era gratuito.
Eccoci finalmente nei nostri
camper, ci rechiamo nei bagni per i nostri bisogni, la sera è un po’ fresca in
collina, con i nostri sacchi a pelo ci difenderemo dall’umidità.
Buona notte.
Domenica 26 Aprile
Dalle ore 8.00 nel
ristorantino del campeggio, è servita la colazione che è compresa nel costo del
soggiorno.
Puntuali dopo aver sbrigato
le faccende mattutine, ci accomodiamo per fare colazione che è così composta:
pane, crepes, marmellata, burro, due tipi di salame, formaggio, pomodori,
cetrioli, peperoni e tranci di torta caffè e the completano il pasto del
mattino. Mentre mi sto servendo delle vivande la mia mente torna al Camping Gruner
Brink a Puttgarden in Germania.
Facciamo una buona colazione
gradendo l’ospitalità del campeggio quindi acquistiamo i biglietti, questa
volta andata e ritorno, e ci rechiamo al capolinea del bus 291.
Abbiamo a disposizione tutta
la giornata, per visitare la Capitale Magiara , che è
già splendida fin dalle prime ore del mattino le previsioni danno sereno,
soleggiato.
Nel tragitto dal campeggio in
città faccio caso a ciò che vedo, noto che le strade, le case, le ville e i
condomini hanno tutte degli spazi verdi, peccato che non sia ben curato se lo
fosse certamente la città acquisterebbe in bellezza. Non ho notato la presenza
di centri commerciali. Non vedo neanche l’ostentazione, tipica Italiana, che
vede i giovani sponsorizzare le griff di famosi stilisti a Budapest i giovani
pur vestendosi come tutti i loro coetanei non sono appariscenti come lo sono i
nostri giovani connazionali.
Giunti in centro città diamo
inizio alla nostra visita, raggiungiamo il Ponte delle Catene (possente
struttura ne ammiriamo le fattezze) e scattiamo delle fotografie.
Ci dirigiamo alla funivia per
salire la dov’è situato il Palazzo Reale, ma purtroppo è in manutenzione
dobbiamo salire a piedi.
Saliamo lentamente la lunga
rampa e giungiamo al Palazzo Reale, una statua equestre di Eugenio di Savoia
domina la piazza, dalle mura si gode un gran bel panorama.
Camminando troviamo un
monumento raffigurante il Re Mattia che fu l’artefice dell’unione delle due
città una posta sul lato destro del Danubio Buda e Pest sul lato sinistro
facendo diventare Budapest la bella Capitale che oggi conosciamo.
Poco distante troviamo delle
antiche rovine di un insediamento Romano, segno della presenza degli antichi
Romani in terra magiara, continuando troviamo una simpatica vecchina che suona
un organetto, un modo come un altro per sbarcare il lunario. Proseguendo
arriviamo nella piazza della S. Trinità, dove si trova la Chiesa di Mattia, i
Bastioni dei Pescatori e la statua di Santo Stefano fondatore dello stato
ungherese.
In una delle tante bancarelle
di souvenir faccio il mio primo acquisto, un cappellino di color grigio con il
disegno del Ponte delle Catene e la scritta Budapest.
Dai Bastioni si domina la
zona di Pest e parte di Buda.
La chiesa di Mattia non è
visitabile è in ristrutturazione, ammiriamo lo spettacolare paesaggio dalla
sommità delle mura.
Lentamente percorriamo in
discesa le vie cittadine fino a ritornare al Ponte delle Catene che
attraversiamo, noto che le finestre delle case non hanno né persiane, né
tapparelle come d'altronde tulle le abitazioni delle città dell’Europa
settentrionale da noi visitate.
Attraversato il ponte, ci
troviamo a Pest, siamo nella Piazza Roosevelt, ci dirigiamo nella Via Vaci per
recarci a un ristorante segnalatoci da amici che sono stati a Budapest prima di
noi.
Camminando scopriamo che la
città è bella e molto vissuta, grandi viali alberati molto trafficati, palazzi
che ricordano in stile quelli di Parigi, le vie pulite e qua e la dei lavori stradali
di ristrutturazione. Attraversiamo una Piazza chiusa al traffico affollata di
turisti che occupano i tavoli dei locali all’aperto, c’è una buona vitalità.
Troviamo il ristorante che ci
è stato segnalato il “fatal” per accedervi scendiamo una decina di gradini, si
avvicina un cameriere dicendoci che nel locale è vietato fumare poi ci
accompagna a un tavolo in quel momento libero per sei persone, il locale non è
molto grande e intimamente illuminato, consultiamo il menù, tuttavia ci
necessita un aiuto per capire meglio della cucina Ungherese, chiediamo la
consulenza di un cameriere che purtroppo (constato) non è motivato nel suo
lavoro, con fare sgarbato e scorbutico ci dice come sono composti i piatti,
tutti noi pensiamo che forse per lui oggi sia una giornata storta tuttavia non
possiamo farne noi le spese di una sua cattiva giornata, facciamo le nostre
ordinazioni e il cameriere sparisce per ritornare poco dopo con le bevande che
appoggia sul tavolo con fare seccato come se non gradisse la nostra presenza,
protestiamo per quest’atteggiamento e il cameriere non si avvicina più al
nostro tavolo un cameriere più socievole si occupa di noi.
Ecco il nuovo cameriere con i
piatti da noi ordinati, Angelo ed Io abbiamo ordinato un piatto tipico Magiaro composto
di salumi, carne e verdura, Eugenio uno stinco di maiale con patate, Linda un’enorme,
gigantesca cotoletta contornata da patate, Tina delle fette d’arrosto e
Antonella del pollo.
Guardando le dimensioni del
piatto e la quantità del cibo, tutti abbiamo pensato “quando riusciremo a
finire” ma non ci facciamo spaventare e diamo corso al pranzo determinati a
vedere di che colore è il centro del piatto.
Di buona lena con discreto
appetito scambiandoci i piatti per assaggiare più pietanze arriviamo a vedere
il fondo del piatto.
Devo dire che, se pur
gradendo le vivande, queste pietanze non rientrano nei miei gusti personali,
non credo di essere ben disposto ad apprezzare continuativamente una così fatta
cucina.
Pagato il conto 8.000 Fiorini
(circa 30€) a coppia ci dirigiamo al capolinea del bus panoramico.
Acquistati i biglietti, ci
accomodiamo all’interno del bus, alle ore 14.00 parte il giro panoramico che
durerà circa due ore.
In questo tour vediamo:
l’Opera, la Casa del Terrore, la Piazza degli Eroi, lo
Zoo, i Bagni Termali, il Castello Vajdahunyad, la Sinagoga , il Palazzo
Reale, la Cittadella, dove sostiamo una decina di minuti e ammiriamo lo
splendido panorama.
Il Parlamento, il Museo Oceanografico,
la Basilica di Santo Stefano.
Terminato il nostro giro,
scesi dal bus, ci dirigiamo all’imbarcadero per un giro in battello sul Danubio
compreso nel costo del biglietto.
Giungiamo proprio mentre il
battello sta salpando, accidenti ci tocca aspettare un’ora (il tempo della
breve gita) per la prossima partenza.
Ecco ritornare il battello,
attraccato al molo, i passeggeri scendono per fare posto ad altri che, nel
frattempo si sono uniti a noi in attesa sul molo. Saliti a bordo, ci
accomodiamo nella parte coperta del battello attendendo il momento della
partenza mentre il sole sta calando.
Il personale di bordo ci
chiede se vogliamo bere qualcosa, ordiniamo del the e del caffè, ci necessita
qualcosa di caldo incomincia a rinfrescare.
Alle ore 19.45 il battello
salpa le ancore dando inizio al nostro giro. Salgo sul ponte superiore che è
scoperto, mi copro adeguatamente (fa un po’ freddo) le luci delle costruzioni
che si affacciano sul Danubio non sono ancora accese, si accendono mentre il
battello sta virando per ritornare al punto di partenza, visto dal battello, il
panorama è molto affascinante vediamo: i Bagni Termali, il Vigado, il Palazzo
Reale, il Parlamento, l’Università e i bei Palazzi che si affacciano lungo il
fiume.
Terminato il giro in battello
e sbarcati, sono le ore 21.00 circa, ci rechiamo stancamente alla fermata del
bus 291 che ci riporterà al nostro campeggio.
Giunti nei nostri camper ci
prepariamo per andare a dormire, non abbiamo fame siamo ancora sazi del lauto
pasto fatto al “fatal”, siamo abbastanza stanchi è stata una giornata piena,
tutti a nanna domani si partirà per Cracovia (Polonia).
Lunedì 27 Aprile
Prima di lasciare il
campeggio e la bella Budapest, che ho trovato forse un po’ trascurata e spero
sinceramente che l’amministrazione comunale e/o il governo trovino i fondi per
ridare alla città il lustro che merita quale capitale europea, facciamo
colazione nel simpatico locale, regoliamo il conto (camper, quattro persone,
elettricità e prima colazione costo complessivo per due notti 45€). Scattiamo
una fotografia con la simpatica e gentile Signora che si è cortesemente
occupata di noi nel nostro breve soggiorno nel suo campeggio.
Partiamo.
Impostato, nel navigatore
satellitare, la nuova destinazione prendiamo la strada per la Polonia.
In questo tratto non c’è
autostrada perciò il nostro cammino è un po’ rallentato ma tutto sommato
interessante perché possiamo ammirare il paesaggio Ungherese.
Attraversiamo piccoli
villaggi e piccoli paesi, le case sono tutte basse massimo due piani con il
caratteristico tetto spiovente necessario per il carico di neve da sopportare,
noto anche che alcune case più che alte sono lunghe, probabilmente sempre per
ottimizzare l’abitazione con il clima.
Ci fermiamo in terra Magiara
per il pranzo ma il confine non è molto lontano.
Terminato di mangiare
riprendiamo l’autostrada, Angelo si mette alla guida mentre Io mi riposo
Eugenio sembra indistruttibile.
Mi appisolo per circa un’ora,
mi sveglio mentre Angelo sta entrando in un distributore per fare rifornimento,
ci concediamo una pausa per un caffè il quale è ben lontano dai nostri abituali
che beviamo a casa.
Terminata la pausa riprendo
la guida e giungiamo nei pressi di Cracovia, il navigatore indica una direzione
mentre la segnaletica stradale ci dice di andare dalla parte opposta, seguo la
segnaletica forse il tom-tom è stato male impostato. Mi fermo in un
distributore per impostare i nuovi dati e confrontarli con il navigatore di
Eugenio il quale conferma che stiamo seguendo la direzione giusta, anche il
personale del distributore (mostrandomi su una cartina dov’è ubicato il Camping
Clepardia) è d’accordo, trenta minuti più tardi siamo sull’obbiettivo.
Sono le ore 19.00 entriamo in
campeggio, il personale gentilmente ci aiuta a parcheggiare i nostri camper,
poi con Eugenio ci rechiamo alla reception per registrarci.
Assolte le formalità,
torniamo ai nostri camper.
Eugenio distende la tenda del
suo camper e sotto di essa prepariamo il tavolo per la cena.
Restiamo a chiacchierare fino
a quando la stanchezza e un po’ di umidità ci inducono a ritirarci dentro i
nostri caldi sacchi a pelo.
Buona notte.
Martedì 28 Aprile
Al calduccio dei nostri
sacchi a pelo non ci siamo resi conto che il sole è già alto, è tardissimo sono
già le 8.00 del mattino, siamo dei pessimi turisti.
Il nostro programma odierno
prevede la visita alla “Madonna Nera” “Jasna Gora”, a Cestocova.
Usciamo dal campeggio che
sono passate le ore 9.00, dobbiamo percorrere circa 150 Km . per giungere al
Santuario.
Utilizzando il “California”
di Eugenio che alla bisogna si trasforma anche in autoveicolo, percorrendo
l’autostrada arriviamo a Cestocova circa due ore dopo.
Jasna Gora e affollata da persone
e pellegrini, siamo un po’ emozionati, ci uniamo ai fedeli che stanno
assistendo alla messa nella cappella dov’è custodita la “Madonna Nera”,
terminata la messa possiamo avvicinarci all’altare per ammirare un po’ più da
vicino il quadro raffigurante la Madonna che tiene in braccio Gesù.
In questa fotografia si può
notare, alle nostre spalle, nell’arcata superione una copia del famoso quadro.
Usciamo all’esterno per
vedere i giardini dove sono installate delle statue che raffigurano la vita di
Gesù dall’annunciazione alla resurrezione.
Rientrando al parcheggio,
dove Eugenio ha posteggiato il suo freestyle, ci fermiamo in uno dei negozi per
acquistare dei souvenir.
Sono da poco passate le ore
13.00 decidiamo di trovare un ristorante nei dintorni perché tornare a Cracovia,
significherebbe cenare e non pranzare.
Angelo ricordava, arrivando a
Cestocova, di aver visto un ristorante perciò ci dirigiamo nel luogo da lui
indicato, con sorpresa notiamo che il ristorante è spagnolo, penso “ho percorso
tanti chilometri per giungere in Polonia e va a finire che qui mangio la
paella”.
Ma non c’è né la voglia, né
il tempo per cercare un ristorante con cucina locale a quest’ora va bene così.
Ordiniamo della carne alla brace contornata da patate e verdura, con caffè e
ammazzacaffè il conto e di 11€ a persona (roba da ritornarci).
Ritorniamo a Cracovia che
sono circa le ore 17.00, parcheggiamo nelle vicinanze del centro dove ci
rechiamo per dare un’occhiatina.
Tramite la piccola mappa
avuta in campeggio troviamo il Castello e la Piazza del Mercato.
Il sole è oramai al tramonto
facciamo ritorno in campeggio.
Una buona doccia
rigeneratrice prima di cenare ci ristorerà dalle lunghe camminate odierne.
Dopo cena restiamo intorno alla
tavola a chiacchierare, la sera va via, via rinfrescando ci copriamo
adeguatamente per difenderci dall’umidità ma vinti dalla stanchezza ci
ritiriamo e buona notte.
Martedì 28 Aprile
Questa mattina non
commettiamo l’errore di quella precedente, usciamo dal campeggio in direzione
delle Miniere di Sale di Wieliczka che non sono ancora le ore 8.00.
Wieliczka dista 20 Km . da Cracovia, considerando
il traffico del mattino non ci mettiamo molto, alle ore 9.00 siamo sul posto. Ci
sono già molti turisti, una piccola coda si snoda alla biglietteria dove mi
reco per acquistare i biglietti.
Giunto il mio turno scopro
con sorpresa e rammarico che non c’è la guida in Italiano solo Polacco, Inglese
e Tedesco scelgo la guida Polacca perché meno costosa, tanto non avremmo capito
nulla neanche nelle altre lingue.
Fatto i biglietti ci
accomodiamo e attendiamo il nostro turno con la guida Polacca per far visita
alla miniera. Accanto a me sono sedute due signore Francesi, conoscendo la
lingua capisco cosa stanno dicendo, m’inserisco nel loro dialogo dicendo che è
un vero peccato che non ci sia una guida Italiana e/o Francese che ci racconti
cosa vedremo, una delle due signore mi dice che conosce il Polacco perché la
sua mamma era di origini Polacche e che la sorella, che in quel momento non è
presente, conosce meglio di lei la lingua, ne approfitto per lanciare una
proposta mentre giunge Bernadette la sorella, le chiedo se posso starle accanto
in modo tale che una volta che la guida abbia spiegato cosa stiamo vedendo Lei
traduca a me in Francese in modo che io poi possa informare gli amici,
Bernadette acconsente molto volentieri, penso “mi sento molto fortunato
riuscirò così a capire e sapere ciò che tra poco vedrò”. Nell’attesa del nostro
turno facciamo conoscenza con le signore francesi, sono due sorelle
accompagnate dalla loro zia che sembra quasi più giovane delle nipoti, vengono
da Lione e anche loro come noi sono in visita alle miniere.
Ma ecco arrivato il nostro
turno di scendere nelle viscere della terra, la nostra guida che indossa un
elmetto con i colori della bandiera polacca ci invita a seguirlo, una porta viene
aperta e s’intravvedono le puntellature di legno che proteggono la volta, diamo
inizio alla visita.
Scendiamo una scala che pare
non finire mai, forse la foto non rende bene l’idea ma dopo una ventina di
rampe scatto questa immagine.
Continuiamo a scendere, 390
gradini in tutto, per fortuna nessuno soffre di claustrofobia.
Finalmente le scale
finiscono, il gruppo si ritrova tutto insieme e la guida incomincia a spiegare
e raccontare. Grazie a Bernadette che mi traduce, so che siamo a circa 135 m . dalla superficie che le
grosse travi che vediamo, servono non solo a protezione della volta ma anche
per permettere all’aria di filtrare, ci sono circa 3,5 Km . da percorrere e
visitare, sulle pareti possiamo vedere e assaggiare il sale, la profondità
complessiva della miniera è di 327 m .
La storia della miniera dice
che: una nobildonna aveva perso il suo anello e nel tentativo di recuperarlo si
scopri il giacimento, tutto questo accadeva nel 1666, la miniera è stata attiva
fin dopo la seconda guerra mondiale per poi cessare il suo sfruttamento per
diventare un museo e patrimonio dell’Unesco dal 1978.
La visita prosegue,
nonostante la profondità devo dire, non sentiamo freddo.
Purtroppo la guida non è
sempre a noi vicina e parla troppo veloce (me ne accorgo anch’Io) Bernadette
non riesce a seguire tutto e si scusa con me, tuttavia ciò che mi traduce è
abbastanza, d'altronde senza di lei non avrei capito nulla, va bene così.
La miniera ci racconta come
la vita fosse regolata intorno a lei, attraverso le sculture che i minatori
hanno realizzato nel tempo, compresa una chiesa consacrata dove si celebrano
anche matrimoni e il tutto è scolpito nel sale rigorosamente nel sale.
Nel percorso che stiamo
visitando tra cunicoli, locali, saloni e piccoli laghi mi rendo conto di quanto
fosse dura la vita per guadagnarsi la possibilità di poter scendere un giorno
in più in miniera.
Nella miniera oltre alle
persone vi hanno lavorato 220 cavalli, Bernadette mi traduce che gli ultimi due
cavalli a risalire si chiamavano Isabella e Giacomo.
Ci fermiamo in una stanza
utilizzata a ristoro dove c’è un piccolo bar e una bancarella di souvenir, ci
sono anche dei tavoli, dove scattiamo questa foto un po’ troppo scura ma che ci
vede tutti insieme.
La nostra visita giunge al
termine, la guida ci lascia liberi in un salone con diversi negozi di souvenir
non prima di informarci dove dirigerci per prendere l’ascensore che ci
riporterà in superficie.
Fatti i nostri acquisti, ci
dirigiamo, percorrendo il cunicolo all’ascensore nel percorso troviamo un
self-service, un ristorante con relativo salone. Giunti nel punto di raccolta ci
accodiamo in una piccola fila in attesa del nostro turno.
La fila non è molto ordinata
un gruppo di Tedeschi la deforma formando una sorta di punta di freccia, penso
“bisogna sfatare il luogo comune che vede gli Italiani incapaci di stare in
fila anche altri non sono capaci, tutto il mondo è paese”.
Tocca a noi, pochi passi ed
eccoci all’ingresso dell’ascensore, attendiamo il nostro turno l’acensore sta
già trasportando in superficie altre persone.
Il suono di una campana ci
informa che l’ascensore e disponibile, siamo in otto nell’ascensore e mentre
velocemente risaliamo mi sono sentito un po’ minatore anch’Io e forse ho
provato quelle sensazioni che i minatori sentivano quando terminato il turno di
lavoro risalendo all’aria aperta si riunivano alle famiglie e ringraziando il
cielo per aver avuto la possibilità di discendevi il giorno successivo.
Ricomposto il nostro gruppo,
facciamo gli ultimi acquisti nei negozi di souvenir che si trovano all’esterno
della miniera.
Ma non ci sono solo negozi di
souvenir, oltre al chiosco di un bar c’è anche una sorta di self-service, il menù
è esposto su una parete, ordiniamo. Linda ed Io scegliamo il “goulasc” tutti
gli altri preferiscono la pizza.
Terminato di pranzare
ritorniamo a Cracovia dobbiamo vedere meglio ciò che ieri abbiamo visto
velocemente.
Ritorniamo al castello che al
suo interno contiene una chiesa nella quale troviamo alcune tombe d’importanti
personaggi imparentati con gli Asburgo.
Ripercorriamo il lungo viale
che ci porta alla Piazza del Mercato.
Il mercato coperto con
bancarelle e souvenir sono visitate da molte persone, anche noi facciamo
qualche acquisto.
Stanchi per il lungo
camminare ci sediamo per riposarci un po’ e bere qualcosa, Eugenio esprime il
desiderio di mangiare un gelato, ci uniamo a lui e al suo desiderio.
Accomodandoci in uno dei tanti
locali all’aperto facciamo le nostre ordinazioni, Linda, Eugenio ed Io
ordiniamo tre grosse coppe di gelato, Tina e Angelo due caffè e Antonella una
coca cola. Mentre stiamo gustando i nostri gelati, si avvicinano al locale
degli artisti da strada con i loro strumenti, faccio con loro questa foto.
Il sole sta tramontando
facciamo rientro in campeggio.
Prepariamo il desco serale,
per cena ci saranno spaghetti al pesto per Eugenio e per Me, tutti gli altri minestrone.
Durante i preparativi per la
cena, Eugenio nota che in una tenda poco distante da noi la giovane coppia con
due bambini sono in difficoltà perché sprovvisti di una lampada a gas, il
nostro amico offre ai vicini la sua. Eugenio poi mi chiama perché lo aiuti a
capire il giovare ragazzo cui ha affidato la lampada a gas, si chiama Toni ed è
Finlandese, nonostante il mio inglese e con l’aiuto del vocabolario Finlandese-Italiano
riusciamo a scambiare qualche parola. La famigliola Scandinava ha già cenato li
invitiamo per un caffè dopo cena.
Dopo cena vado a chiamare i
nostri vicini, Toni e Leila si accomodano al nostro tavolo insieme ai loro
bambini Lumi ed Ischia. Un buon caffè caldo è quello che ci vuole in una serata
che sta inumidendosi, ci riscaldiamo anche con il nocino e la liquirizia
preparate in casa dalla nonna Giulia.
I giovani Finlandesi
provengono da Hollola un paese di circa 1.000 abitanti, 100 Km . a nord di Helsinki e
sono diretti nel nostro Paese. In diverse tappe visiteranno Venezia, Pescara,
Roma, Pisa, Genova e forse passeranno da Milano. Li invitiamo, nel caso
volessero visitare Milano, a mangiare due spaghetti a casa nostra. Leila è un
po’ minuta e taciturna mentre Toni e più loquace e molto curioso ansioso di
sapere, conoscere cose nuove.
La serata si fa sempre più
umida, siamo tutti ben coperti le signore anche di più, sono avvolte in calde
coperte ma sia il nocino sia un altro caffè caldo non bastano a combattere i
rigori della sera.
Si sta facendo tardi
domattina lasceremo Cracovia per visitare Auschwitz, salutiamo i nostri nuovi
amici e andiamo a dormire.
Buona notte.
Mercoledì 29 Aprile
La sveglia interrompe il
nostro sonno alle ore 6.30 subito iniziamo a prepararci, dopo circa un’ora
siamo pronti a partire vediamo Toni uscire dalla sua tenda con la lampada di
Eugenio, si è alzato a quest’ora per restituirla e salutarci. Eugenio (tramite
il mio inglese) gli dice che potrà restituire la lampada quando Lui e la sua
famigliola passeranno da Milano.
Saldato il conto del
campeggio di 261 Sloti (circa 60€) per due notti, salutato Toni e impostati i nuovi
dati sul navigatore, partiamo per Auschwitz.
Disponiamo i nostri mezzi nel
parcheggio del tristemente famoso Lager che sono da poco, passate le ore 9.00 e
facciamo il nostro ingresso (gratuito) nel campo di sterminio che per la storia
fu il più triste esempio di disumana crudeltà.
Oltrepassiamo il lugubre
cancello con l’ironica scritta “ arbeit macht frei” “il lavoro
rende liberi” i nazisti vi deportarono almeno 1.100.000 Ebrei provenienti da
diversi paesi d’Europa, quasi 150.000 Polacchi soprattutto prigionieri
politici, circa 23.000 Zingari provenienti da alcuni paesi europei, 15.000
prigionieri di guerra sovietici e 25.000 prigionieri di altre nazionalità.
Non riesco, scrivendo, a
descrivere ciò che vedo il ribrezzo è più forte delle parole, credo che tutti
gli esseri umani debbano visitare il campo per capire, conoscere il significato
di una guerra di sterminio, per comprendere i valori, i sentimenti che lo hanno
alimentato.
Noto avvicendarsi di molte
scolaresche accompagnate dai loro insegnanti, è importante per le nuove
generazioni visitare questi luoghi perché la memoria non sia dimenticata,
perché non accada mai più.
Uscendo dal campo i miei
sentimenti sono confusi non so proprio………………
A circa 4 Km si trova Birkenau vogliamo
visitare anche il secondo campo.
Pochi minuti di macchina e
parcheggiamo vicino al secondo campo che, a differenza di Auschwitz che era in
origine una caserma dell’Esercito Polacco, Birkenau è visibile dall’esterno non
c’è muro di cinta ma una fitta rete di filo spinato circonda il Lager.
Entriamo nel campo
oltrepassando la bocca del tetro fabbricato che vediamo nei documentari, molti
visitatori si aggirano un po’ sperduti, come ad Auschwitz ci sono diverse
scolaresche.
Vediamo sulla sinistra delle
baracche in muratura, sulla destra baracche di legno ci dirigiamo verso
quest’ultime.
Ci avviciniamo, conto venti
baracche perfettamente allineate e distanziate in una sorte si sistematica
perfezione l’una dall’altra, entriamo nella prima c’è solo una striscia in
cemento al centro della baracca, mi avvicino per vedere di cosa si tratta, sbigottito,
mi rendo conto che sono le latrine.
Passo alla baracca
successiva, una stufa in muratura troneggia dinanzi a me, ai lati della baracca
i miseri giacigli, dalla parte opposta un’altra stufa.
Non riesco a immaginare
quante sofferenze abbiano dovuto subire le persone che si sono trovate in quei
luoghi, qualsiasi cosa possa supporre è certamente poco, molto poco, al dolore,
al patimento sopportato da quegli sventurati.
Vado oltre, anche questa
baracca è uguale alla precedente, mi fermo qui, mi rendo conto che tutte le
baracche sono malinconicamente uguali.
Mi dirigo alle spalle di
queste baracche, c’è del filo spinato dietro il quale si vedono gli scheletri
di almeno 300 baracche come le precedenti
Ci dirigiamo dalla parte
opposta del campo seguendo i tetri binari, che sembravano non finire mai, mi
volto e vedo quella terrificante immagine che evoca dolore e sofferenza,
l’ingresso di Birkenau.
Giunti alla fine del campo, dinanzi
a noi c’è il monumento commemorativo per le vittime della follia nazista, ai
lati i resti dei forni distrutti dai nazisti che ritirandosi tentarono di
nascondere agli uomini e alla storia le loro atrocità.
Mi avvicino al monumento
salendo alcuni gradini, ai piedi dello stesso una targa in ebraico ricorda lo
sterminio subito da questo Popolo. Resto immobile qualche minuto dinanzi al
monumento, non riesco a pensare.
Lungo il fianco destro del
monumento incastonate a terra altre targhe, scritte in tutte le lingue,
testimoniano l’orrore che a Birkenau si è consumato, c’è anche la nostra con
una corona d’alloro e i colori della nostra Bandiera.
Mi soffermo dinanzi alle
parole di monito scritte sulla targa, sono turbato.
Tornando indietro passiamo
tra le baracche in muratura, sul lato destro del campo, che raccoglievano i
prigionieri che potevano lavorare, non tutte sono accessibili entro in due di
queste costruzioni e rimango attonito, ciò che vedo è forse più orribile di
quello che ho visto nelle baracche di legno. Stivati come animali in giacigli
fatti di paglia le persone trascorrevano il tempo in attesa della loro
eliminazione.
Per ironia del luogo ci sono
anche due baracche (che non sono accessibili) utilizzate una come cucina e l’altra
per lavarsi, lo rileviamo dai tabelloni informativi che si trovano lì vicino.
Ritornati alla lugubre bocca
del tetro caseggiato, salgo sulla torretta che domina l’intero campo,
l’immagine che mi si offre è terrificante da quel punto si tiene tutto sotto controllo.
Credo di averne abbastanza e
anche i miei compagni. Ritorniamo al parcheggio in silenzio. Nessuno di noi si
sente di commentare ciò che abbiamo appena visto, siamo turbati, confusi.
Facciamo ritorno al
parcheggio di Auschwitz dov'è posteggiato il mio camper e riprendere questo
nostro viaggio.
Prima di partire mangiamo
qualcosa poi, dopo aver impostato nuovi dati nel navigatore, partiamo
destinazione Praga, Repubblica Ceca.
Ci sono circa 50 Km prima di giungere al
confine, il territorio che stiamo attraversando e pressoché simile al
territorio Italiano sembra quasi di viaggiare in una delle nostre strade tanto
e simile il paesaggio.
Verso le ore 18.00 ci
fermiamo per sgranchirci le gambe e per prepararci un caffè, poi riprendiamo la
marcia, Angelo è alla guida Io mi appisolo.
Mi sveglio mentre Angelo sta
entrando in un distributore per fare rifornimento, sono circa le ore 20.00 il
tempo si è guastato, sta piovendo.
E’ la priva volta in questi
giorni del nostro viaggio che incontriamo la pioggia fino ad ora il tempo è
stato sempre molto bello, giornate limpide e soleggiate hanno accompagnato i
nostri passi in questa visita verso est, speriamo di continuare così, che
questo sia solo un temporale passeggero.
La pioggia rallenta la nostra
marcia c’è anche un discreto traffico, speriamo di arrivare al campeggio prima
che questo chiuda i cancelli altrimenti saremo costretti a passare la notte
parcheggiati nelle sue vicinanze.
Arriviamo al campeggio che
sono le ore 22.00 il cancello, è chiuso, tuttavia vedo una luce accesa alla
reception e dal cancelletto aperto che da accesso alla struttura mi reco
nell’ufficio, purtroppo non c’è posto, non mi demoralizzo lungo la stessa via
ci sono altri campeggi, lo so perché con Linda nel 2007 eravamo proprio qui in
questo campeggio a Praga. Infatti, più avanti ecco gli altri campeggi, sono
strutture ricavate da abitazioni con un discreto terreno adibito appunto a
campeggio, uno ha il cancello aperto entro e suono il campanello, mi apre una
sorridente signora già in pigiama, chiedo se c’è posto, risposta affermativa,
bene passeremo la notte più serenamente all’interno del campeggio, nel
frattempo ha smesso di piovere.
Posizioniamo i nostri camper
all’interno del Camp Herzog, procediamo alle solite formalità subito dopo
prepariamo qualcosa per la cena, terminato di mangiare andiamo quasi
istantaneamente a dormire, siamo molto stanchi domani ci aspetta Praga.
Buona notte
Venerdì 1 Maggio
Verso le ore 8.00 del mattino
usciamo dal campeggio e ci rechiamo, muniti dei biglietti acquistati alla
reception, alla fermata del tram N° 14 e/o 17 (che transitano poco distante)
che ci porteranno in centro Città.
Scendiamo dal tram 17 nelle
vicinanze del Ponte Carlo che in questi giorni è parzialmente agibile causa
lavori di manutenzione, si stanno allestendo le bancarelle lungo il percorso
accessibile, non ci sono molti turisti a quest’ora del mattino.
Decidiamo di far visita prima
al Palazzo Reale, anche qui la strada è in salita, bene ci incamminiamo, bar e
ristoranti stanno aprendo le loro porte e si preparano ad accogliere i futuri
clienti, la giornata e calda e soleggiata, molto bene sarà anche oggi una bella
giornata da turisti.
Saliamo lentamente la lunga
rampa che porta al Palazzo Reale, molti turisti già affollano il luogo.
Per Antonella e Angelo questa
è la prima visita a Praga, Tina ed Eugenio sono stati a Praga nel Dicembre
dello scorso anno mentre Linda ed Io nel 2007 ma nonostante la nostra
precedente visita alla città, desideriamo fare una foto con la guardia posta
all’ingresso del Palazzo Reale.
Vogliamo portare Antonella e
Angelo a visitare la Cattedrale di San Vito ma una lunghissima coda si snoda davanti
all’ingresso, scoraggiati rinunciamo, passeggiando tranquillamente ammiriamo le
bellezze che la Città ci offre, dai bastioni possiamo ammirare un magnifico
panorama.
Ci accomodiamo all’interno di
un locale per una breve sosta, chiacchierando con il personale sappiamo che
oggi alle ore 12.00 ci sarà il cambio della guardia, bene vuol dire che
passeggeremo fino all’orario dell’avvenimento poi ci recheremo nella piazza del
Palazzo Reale per ammirare la manifestazione.
Disposti in prima fila attendiamo
che la procedura abbia inizio.
S’intravvedono i militari
organizzarsi all’interno del posto di guardia mentre le finestre del primo
piano della caserma si aprono, non capisco perché siano aperte. Ma ecco uscire
la guardia, comandata da un ufficiale, si dispone e attende l’arrivo del
cambio. Ecco arrivare, attraversando due ali di folla accorsa per l’evento, la
guardia montante, entrando nella piazza si dispone frontalmente ai commilitoni e
inizia la procedura mentre dalle finestre, aperte in precedenza, si affacciano
militari con strumenti musicali, una tuba, due tromboni, un tamburo e tre
trombe, ecco spiegato l’aprirsi delle finestre, il cambio della guardia avverrà
accompagnato dalla musica. E’ la prima volta che mi capita di assistere a un
cambio della guardia in musica.
Al termine una foto con un
bel soldatino.
Bene anche questa è fatta,
ritorniamo sui nostri passi e riattraversiamo il Ponte Carlo, l’orologio
biologico ci dice che è ora di trovare un posto per mangiare qualcosa. Ecco quello
che può fare per noi, sulla vetrina di ristorante vediamo scritto parte del
menù nella nostra lingua, non ci illudiamo ma entriamo (la fame), ci
accomodiamo e facciamo le nostre ordinazioni.
Linda ordina polenta con
gorgonzola contornata da funghi (uumm. Buona), Io gulasc (di carne di cervo) con
polenta (uumm buona) ci scambiamo i piatti per assaporarne il gusto, Eugenio
pasta al sugo, gli altri carne contornata da insalata.
Appagati i nostri sensi
alimentari, pagato il conto di circa 40€ a coppia, usciamo per smaltire gli
eccessi del pasto nel momento in cui sta sfilando una curiosa manifestazione,
alberi fioriti si dirigono nella Piazza della Città Vecchia, chiedo a una di
questi alberi il perché di questa sfilata, l’albero mi risponde “è il primo
maggio” è vero, esclamo, oggi è la festa dei lavoratori.
Sono le 15.10 il famoso
Orologio che campeggia nella Piazza si è già esibito bisognerà attendere
un’altra ora prima di rivederlo in funzione ne approfittiamo per gironzolare
nelle vie adiacenti. Poco prima delle ore 16.00 siamo posizionati sotto
l’orologio trovando a fatica un posto per ammirare lo spettacolo visto
l’assieparsi di turisti il quel momento.
Dalle ore 8.00 alle ore
21.00, allo scoccare di ogni ora il sofisticato meccanismo dell’orologio scatta
e mette in movimento la figura della Morte (a destra del quadrante) quando
questa capovolge la sua clessidra, simbolo dello scorrere della vita e tira la
fune che tiene nella mano destra, le due piccole finestre sopra l’orologio si
aprono e inizia la processione degli apostoli guidati da San Pietro. Finito il
corteo, le finestrelle si richiudono e il gallo posto in alto mette fine con il
suo canto alla rappresentazione. Ai lati del quadrante oltre alla Morte, vi
sono altre tre figure che si animano allo scoccare delle ore: il Turco, La Vanità e la Cupidigia. Sotto l’orologio è posto il calendario astronomico dei
segni zodiacali (XIX secolo). La leggenda vuole che il costruttore terminata la
magnifica opera sia stato accecato perché non potesse riprodurne un’altra,
mentre tutti quelli che vi hanno messo le mani per manutenzionarlo sono poi
impazziti.
Terminata l’esibizione
dell’orologio astronomico, ci incamminiamo nella Città Nuova in Piazza san Venceslao.
La statua equestre di San Venceslao
campeggia al centro della piazza, alle sue spalle il Museo Nazionale.
Quasi ai piedi della statua
una piccola aiuola fiorita è riservata alla memoria di Jan Palach studente della
facoltà di filosofia immolatosi per la libertà sulla piazza dopo essersi
cosparso il corpo di benzina nei tristi momenti della Primavera di Praga del
1969, il luogo è sempre molto visitato.
Sono circa le ore 18.00 la
nostra visita a Praga sta per concludersi, riprendiamo il tran N° 17 e facciamo
ritorno in campeggio, prima di cena tutti alle docce a rinfrescarsi un po’,
dopo aver mangiato mi metto a scrivere il diario di questo viaggio, sono in
ritardo di tre giorni, mentre gli altri giocano a carte, scrivo alcune pagine
poi m’inserisco anch’Io nel gioco della briscola chiamata. Purtroppo la partita
non volge a mio favore termino il gioco con un punteggio negativo -6 punti,
vuol dire che questa notte mi coprirò bene.
Chiusa la partita, ci
prepariamo e buona notte a tutti.
Sabato 2 Maggio
Due notti al Camp Herzog
1.300 Corone (50€) salutiamo la simpatica signora proprietaria del campeggio e
ci avviamo destinazione Monaco di Baviera, sono le ore 8.30.
Il viaggio trascorre
tranquillo in autostrada il traffico è scarso, anche in questo caso come negli
altri, le circostanze sono state a nostro favore non abbiamo passato molto
tempo in code a causa del traffico in autostrada mentre in città le persone
preferiscono andare di più in bicicletta (ottime abitudini), verso le ore 13.00
ci fermiamo in un’area di sosta in terra Germanica c’è un tavolo in cemento
libero lo occupiamo e prepariamo la tavola, c’è un po’ di vento usiamo due
elastici (quelli per i portapacchi) per tenere ferma la tovaglia. Mentre stiamo
preparando ecco arrivare un pullman dal quale sbarcano una mezza dozzina di
giovani teutonici che si precipitano nelle vicinanze dei tavoli e come nulla
fosse estraggono il loro oggetto dai pantaloni e provvedono a scaricare liquidi
organici sul terreno pur essendo presente ed agibile dei bagni chimici. Eugenio
disgustato da tanta maleducazione decide mangiare sul camper. Ecco un altro
luogo comune da sfatare e riconfermo, tutto il mondo è paese.
Impostato i dati della nuova destinazione,
riprendiamo il nostro viaggio, guido ancora per diversi Km. ma gli occhi si
fanno pesanti una breve sosta per cambiare autista e si riprende, mi risveglio
che siamo a Monaco mentre Angelo sta facendo rifornimento, accidenti sta
piovendo, penso: il tempo si guasta proprio alla fine, che peccato.
Eccoci finalmente giunti al
Campeggio, che tralaltro e indicato dalla segnaletica stradale. Procediamo alla
registrazione quindi cerchiamo un posto che ci consenta di stare vicini, ma
niente da fare nonostante il campeggio sia abbastanza grande, non rimane molto
spazio e quasi al completo, troviamo posto non molto distante l’uno dall’altro,
va bene così.
Dopo esserci convenientemente
installati ci prepariamo per la cena, questa sera wurstel alla griglia che le
nostre signore hanno acquistato al market del campeggio.
Dopo cena i compagni si fanno
una partitina a carte, Io continuo a scrivere il diario di viaggio, sono le ore
22.00 è ora di andare a nanna domani sarà il nostro ultimo giorno di vacanza.
Domenica 3 Maggio
Prima di uscire acquistiamo
dalla reception il biglietto giornaliero per i trasporti e ci rechiamo alla
fermata del Bus N° 135 che ci porta alla fermata della metropolitana U 3 che ci
porterà in centro Città a Marienplatz. Sei fermate ed eccoci a destinazione
usciamo proprio di fronte al Municipio.
Passeggiamo lungo il viale
principale alla ricerca del bus panoramico, notiamo che tutti i negozi sono
chiusi anche quelli dei souvenir solo bar e generi alimentari sono aperti. Che
strano proprio di domenica quando ci sono i turisti. Nella Karlsplatz sono
ritratto accanto ad una scultura di bronzo.
Proseguiamo osservando le
caratteristiche della Città fino a giungere al capolinea del bus panoramico, fatti
i biglietti che ci sono agganciati, come un braccialetto, prendiamo posto.
Il bus panoramico ci mostra: la Pinacoteca , l’Odeonsplatz,
la Friedensengel (l’angelo della pace), il Residenz Museum, il Nationaltheater,
il Rathaus (Municipio), la Peterskirche (chiesa di S. Pietro), il Toy Museum (giocattolo), la Cattedrale Frauenkirche (per legge nessun edificio può essere più alto), il
Nuovo Centro Culturale, facciamo una lunga sosta, dove si trova lo Schloss Nymphenburg
per visitarlo ma anche per pranzare.
Prima di dedicarci alla
visita del Castello di Nymphenburg pranziamo nel vicino ristorante.
Trovato posto
nell’ombreggiato giardino del ristorante, consultiamo il menù ma non sappiamo
scegliere, per fortuna in nostro soccorso si avvicina una signora seduta a un
tavolo accanto al nostro che parla Italiano e che ci spiega i piatti contenuti
nel menù, evviva. Grazie all’aiuto della gentile signora possiamo fare le
nostre ordinazioni. Si avvicina una bionda cameriera e sicuri come vecchi
clienti ordiniamo i piatti che vogliamo assaggiare, tutti rigorosamente
nostrani, da bere birra scura e acqua.
Ecco la bionda cameriera
avvicinarsi con i nostri piatti, gustiamo con avidità le nostre portate
scambiandoci poi i piatti per assaggiare la cucina Bavarese, anche la birra è
ben apprezzata.
Appagati e saziati dalle
vivande possiamo ora, con nuova energia, visitare il Castello, prima visitiamo
i giardini che danno l’idea di quelli che si trovano a Vienna allo Schonbrunn,
poi facciamo visita e i nostri acquisti nei negozi di souvenir che si trovano
all’interno del Castello dove acquistiamo i biglietti per ammirare alle stanze
che si trovano nei piani superori.
E’ difficile descrivere le
stanze riccamente adornate da dipinti, arazzi e oggetti di gran valore, in
questi posti bisogna esserci.
Terminata la visita, facciamo
ritorno alla fermata del bus panoramico per completare il tour, vediamo ancora:
l’Olympia Park, il BMW Museum, la Porta Vittoria , il Grande Parco.
Ritornati al capolinea
passeggiando facciamo ritorno alla metropolitana U 3
Riprendiamo il bus 135 e
ritorniamo al Thalkirchen Campingplatz. Alla reception regoliamo il conto in
modo tale di accelerare la partenza domattina, due notti 57.60€. Tutto bene, se
non fosse che per avere acqua calda bisogna munirsi di gettoni, ritengo che
questo sia un sistema antiquato, vetusto, superato i campeggi dovrebbero
offrire tutti i migliori servizi ai camperisti.
Rientrando nei nostri camper
notiamo che molti posti si sono liberati segno che i nostri connazionali hanno
lasciato il campeggio per fare ritorno in Patria.
Muniti di gettoni, ci
rechiamo alle docce, ne conserviamo qualcuno per lavare i piatti con l’acqua
calda dopo cena.
Dopo mangiato i maschietti
preparano i camper per la partenza, mentre le signore riassettano.
E’ tutto pronto domattina
dopo colazione possiamo partire, per il momento buona notte.
Lunedì 4 Maggio
Questa mattina notiamo che ci
sono moltissime piazzole libere in sostanza siamo i soli Italiani rimasti.
Alle 7.30 lasciamo il
campeggio si torna a casa.
Verso le ore 10.30 una sosta
per sgranchire le gambe e un caffè, più tardi quando siamo in terra Elvetica ci
fermiamo per pranzare.
Nel Cantone dei Grigioni ci
fermiamo in un autogrill per pranzare, un wurstel (anche grosso) contornato da
patatine e una birra 20€, e comunque un conto per sei persone di 119€ una vera
salassata, se dovessi ripassare da quelle parti certamente mi ricorderò di
mangiare sul mio camper e mai più in un loro autogrill, non faccio neanche
gasolio attendo essere in Patria per il rifornimento.
Eccoci finalmente in Patria
all’autogrill di Como ci fermiamo per fare rifornimento e l’abituale caffè.
Tina ed Eugenio ci salutano,
il loro camper è più veloce quindi non è più necessario procedere in convoglio.
Verso le ore 16.00 siamo a Rozzano,
salutiamo Antonella e Angelo.
Alle ore 17.00 siamo
finalmente a casa e cominciamo a riportare tutto a casa.
Rientrati nella nostra
magione ci rilassiamo qualche minuto riordinando i souvenir acquistati durante
il viaggio poi mettiamo in moto la lavatrice.
Si conclude così questo
nostro quarto viaggio che ha visto “DUE CAMPER VERSO EST”.
CONCLUSIONI
Sono stati dieci giorni
intensi, faticosi e molto interessanti abbiamo visto magnifici paesaggi lungo
il percorso da noi effettuato, visitato luoghi splendidi e altri da rabbrividire.
Le giornate sono state
stupende un caldo sole ha accompagnato i nostri passi per tutto il tempo.
Abbiamo percorso oltre 3.000 Km . attraversato in tutto otto
Nazioni.
Assaggiato la cucina dei
luoghi visitati.
Conosciuto gente simpatica.
Camminato, camminato e
camminato.
Tutto è andato per il meglio.
Linda e Pino
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