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Capodanno: Turchia, Tunisia |
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Marocco
Paese
dal fascino primitivo, il Marocco, dove usi, costumi e modi di vita,
oltre a
variare profondamente dalle zone più remote alle grandi città, si
incontrano, e
più spesso si scontrano, con le ultime conquiste della società
occidentale
quali la televisione (e le parabole per ricevere i canali satellitari),
i
recipienti in plastica (soprattutto sacchetti), le automobili ed i
camion. Succede così che il mezzo di trasporto e di
lavoro
di gran lunga più utilizzato sia il somaro, indifferentemente cavalcato
da
vecchi e giovani, maschi e femmine fino dalla più tenera età, che si
mischia
con le persone nelle brulicanti medine e si scontra col traffico
automobilistico, ancora scarso, lungo le strade ed ai bordi di queste. Superato il caotico traffico della città di
Tangeri,
dove il gruppo è sbarcato, il viaggio inizia con la visita delle rovine
di
Volubilis, il sito archeologico di epoca romana più importante di tutto
il
Marocco, e prosegue con la visita di Meknès dove si iniziano a
conoscere alcune
delle principali realizzazioni dell’architettura marocchina. Elevata a
rango di
capitale nel 1672 dal sovrano Moulay Isama’il, la città conobbe un
periodo
fiorente, che vide la costruzione di imponenti edifici ed opere
pubbliche,
protrattosi fino alla morte del sovrano ismailita, avvenuta nel 1727.
Il delicato lavoro
di un artigiano marocchino La tappa successiva è costituita da Fes una
delle
quattro (assieme a Meknès, Rabat e Marrakech) città imperiali. La
visita della
medina di questa città, dove ci soffermiamo nella medersa Bou Inania,
ci
proietta immediatamente in un’altra dimensione temporale. La densità
delle
persone, le ridotte dimensioni dei negozi e delle botteghe artigiane,
la
quantità di animali utilizzati per il trasporto di cose e persone, il
frenetico
scambio di voci ed i vari settori in cui è organizzato il souq, tra i
quali
spicca quello dei conciatori, dove le pelli degli animali, raccolte
dalle varie
macellerie, vengono tosate, sgrassate con la soda caustica, conciate in
tini in
muratura, lavate e commercializzate, un ambiente pervaso di odori di
spezie
mischiati a quelli delle innumerevoli merci esposte in vendita ci
trasferisce
in un mondo difficilmente immaginabile. Ma il Marocco significa anche deserto e
l’escursione
nell’oasi di Merzouga fa conoscere anche questo aspetto del paese, dove
le dune
di sabbia si rincorrono mosse dal vento che libera sottili veli di
granelli
dorati dalle creste delle colline mobili.
A passeggio in
cammello a Merzouga
L’escursione
coi fuoristrada consente di farsi un’idea di quello che è l’immenso
deserto
sahariano, e la visita ad un villaggio, dove assistiamo ad uno
spettacolo
musicale, ci permette di apprezzare ancora meglio le tradizioni
marocchine.
Nella medesima zona vengono estratti, da numerose cave, animali marini
fossilizzati che, levigati come il marmo, vengono utilizzati come
pannelli
decorativi di varie forme e dimensioni, soprammobili, fermacarte ed
altri
oggetti. La
prosecuzione del viaggio ci porta a conoscere nuovi aspetti della
realtà
marocchina: le gole del Todra e quelle del Dades, create dai rispettivi
corsi
d’acqua che scendendo attraverso i massicci calcarei per arrivare agli
altopiani,. hanno creato strette gole di straordinaria bellezza. La
strada
costeggia i palmeti nati nel fondovalle, supera strette insenature ed a
tratti
si arrampica sulle pendici delle gole offrendo spettacolari scorci di
suggestiva bellezza.
La
kasbha di Ait Benaddou domina la valle dello Ziz Successivamente
è la volta della cittadina di El Keala, famosa per la lavorazione delle
rose
che la tradizione vuole portata dai pellegrini di ritorno dalla Mecca,
ad
essere visitata dal gruppo. La produzione di acqua di rose, molto
apprezzata
dai marocchini ed impiegata nell’industria profumiera, è la principale
attività
della zona e le rose sono al centro della festa di primavera, epoca
della
raccolta di questi fiori, che coinvolge per tre giorni gli abitanti
della città
e dei dintorni. E’
quindi la volta di Marrakech, dove visitiamo, tra le altre cose, le
tombe dei
sauditi e la medersa di Ali ben Youssef, l’unica città al mondo a dare
il nome
al Paese di cui è capitale, un tempo meta delle carovane di cammelli
provenienti dal Sud, l’oasi era uno dei luoghi più belli che molti
avessero mai
visto. Oggi è una delle maggiori attrazioni turistiche, con il suo souq
e la
sua piazza perennemente animata da venditori e giocolieri, cantastorie
e
incantatori di serpenti, rappresenta la sintesi dello spirito
marocchino. La
vivacissima piazza Jem El Fna attira non solo i turisti ma anche gli
abitanti di Marrakech
Ci aspetta successivamente un tuffo in una
delle
zone più aspre e selvagge di tutto il Marocco: la cittadina di
Tafraoute si
trova infatti nella parte meridionale dell’Anti Atlante, una regione
montuosa
tanto affascinante quanto isolata. I monti brulli e scoscesi, i greggi
di
capre, la vegetazione spoglia e rada, la quantità di piante grasse che
nascono
spontanee tra i sassi costituiscono, agli occhi del viaggiatore,
altrettanti
motivi di fascino. Capre che si arrmpicano a mangiare le
foglie di un albero di argan Da qui
riprende il viaggio in direzione Nord per puntare, sempre a tappe,
verso
Tangeri e l’imbarco per la Spagna. Prima meta è la cittadina litoranea
di Essaouira,
con il suo porto animato da un grande numero di pescherecci di varie
dimensioni
che riforniscono incessantemente le banchine di una grande quantità di
pesce
fresco. Qui il gruppo, oltre alla doverosa visita alla città, si lascia
coinvolgere dalle tradizioni locali che prevedono l’acquisto del pesce
dai
banchi per essere immediatamente cucinato e consumato in piccoli
ristoranti
disseminati nei pressi del porto. La
moderna moschea di Casablanca La
nuovissima, enorme, moschea di Hassan II, a Casablanca, rappresenta
l’ultimo
tuffo nel mondo islamico: le dimensioni e la ricchezza del maestoso
edificio
costituiscono un fattore di evidente contrasto con la realtà marocchina
ma
esprimono con chiarezza la volontà autocelebrativa dell’edificio. Infine
Rabat, l’attuale capitale del Marocco, richiama alla mente le vestigia
di un
passato che la vide fiorire quando iniziò ad essere popolata da
musulmani in fuga
dalla Spagna cristiana, pirati mori ed altri avventurieri provenienti
da varie
parti del mondo. L’imbarco
a Tangeri ed il ritorno in Spagna concludono questo viaggio che,
sebbene
impegnativo, ci ha portati a conoscere da vicino una realtà per certi
aspetti
assai lontana dalla nostra cultura e dal nostro modo di vivere. |
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