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In vacanza in Grecia ai tempi del COVID-19

In breve: in questa estate 2020 mentre il virus impazza nel mondo abbiamo deciso di non rinunciare alla nostra vacanza in Grecia. Ecco come é stato il nostro viaggio e cosa abbiamo trovato in Grecia. Da ultimo un aggiornamento al 24 agosto ancora dalla Grecia ed un epilogo al 29 settembre da Palinuro

Antefatto

A gennaio avevamo già in programma la maggior parte dei nostri viaggi del 2020. Erano completi o pronti alla partenza i gruppi che dovevamo accompagnare: in Marocco a metà marzo per oltre un mese, poco dopo il ritorno ad aprile il gruppo in USA west, ed infine ad agosto il gruppo in Sudafrica. Ci siamo ritagliati la nostra vacanza al mare e prenotato la nave per la Grecia per il 22 giungo per restare circa un mese.

Ma naturalmente anche a noi il COVID-19 stravolge i programmi. Niente più gruppi di camper da accompagnare (speriamo in autunno virus permettendo) e dal 10 marzo tutti chiusi in casa. Manteniamo però la prenotazione del traghetto per la Grecia. Infatti, anche se Sara ed io siamo molto attenti ad evitare contagi, indossiamo il più possibile la mascherina e vediamo meno persone possibile, valutiamo che una vacanza in camper e gommone in Grecia non sia meno sicura di rimanere a casa a Roma. Infatti il traghetto open deck ci permette di stare sulla nave ma chiusi nel nostro camper, e siamo sicuri che in Grecia troveremo spiagge molto meno affollate che in Italia e se vogliamo possiamo evitare contatti con gli altri, tranne la spesa al supermarket che comunque dobbiamo fare anche se rimaniamo a casa.

Seguiamo così l'evoluzione delle norme anti-COVID che pongono limiti agli spostamenti tra nazioni, fino ad essere sicuri verso metà giugno che la nostra nave del 22 giugno partirà ancora trasportando solo i TIR ed i loro autisti. Spostiamo quindi la partenza al primo posto open deck disponibile dopo il 1° luglio, data di apertura ai turisti in traghetto. Alla fine abbiamo un biglietto per il 6 luglio con Superfast da Bari ad Igoumenitsa.

Norme COVID per il traghetto

Il traghetto rispetta le norme greche, quindi viaggia con una capacità dimezzata di passeggeri, il distanziamento tra persone è di un metro e mezzo (come in quasi tutto il mondo), le mascherine sono obbligatorie sia all'interno della nave che nei ponti esterni. Le cabine vengono assegnate solo a conviventi, quindi se siete 4 amici dovete prendere 4 cabine singole. Noi speriamo che in open-deck non ci facciano mai scendere dal camper.

Tra l'altro le frontiere via terra con la Grecia sono tutte chiuse al turismo tranne che dalla Bulgaria

Nei giorni precedenti la partenza, il 2 luglio, ANEK (Superfast) ci invia un messaggio con le nuove procedure di imbarco, o meglio con il link alla pagina del sito ANEK con le procedure di imbarco, dove un pulsante blu apre una finestra con le nuove norme. Nella pagina si dice di compilare un questionario on-line di nome PLF (Passenger Locator Form) , specificando che il questionario va riempito tra 72 e 48 ore prima della partenza. Scopriremo poi che diverse persone non sono state imbarcate non avendo rispettato tale orario. Comunque nei giorni seguenti hanno cambiato la norma, ora dice almeno 24 ore prima della partenza. Inoltre dicono che alla frontiera dovremo riempire un modulo per ogni persona con informazioni sul nostro rischio di contagio, il modulo sarà disponibile in porto, noi comunque lo scarichiamo (dal sito ANEK) e lo stampiamo prima di partire. Il messaggio dice anche che riceveremo una conferma di aver riempito il modulo on-line con un QR-code, tramite un messaggio che arriverà il giorno prima dell'arrivo. Calcolando i tempi necessari per raggiungere il porto di partenza e per traghettare valutiamo che il messaggio arriverà mentre saremo già in viaggio, quindi non potremo stampare il QR-code ma solo mostrarlo sul cellulare

In effetti riceviamo il messaggio di conferma della compilazione dei nostri PLF appena prima della partenza e stampiamo l'allegato che contiene il QR-code. Quando arriveremo in porto ci chiederanno, invece del QR-code, di vedere una pagina del sito governativo dove appaiono i dati da noi compilati, che noi non abbiamo stampato. Con il cellulare riusciamo ad aprire il messaggio di posta e quindi il link che ci permette di mostrare il PLF compilato.

Comunque alla biglietteria ci dicono che dal primo luglio, apertura ai turisti, stanno cambiando in continuazione le procedure, quindi tutto da verificare al momento.

La traghettata

Il pomeriggio del 6 luglio giungiamo a Bari senza problemi. Per fare il check-in entriamo nella stazione marittima, obbligo di mascherina, entrata scaglionata con controllo temperatura di ognuno. Prendiamo le carte di imbarco e torniamo al camper. Tutto il personale, anche quello sui moli per l'imbarco, usa la mascherina, Prima dell'imbarco dal finestrino ci misurano di nuovo la temperatura e controllano i dcumenti. Sulla nave rimaniamo sul camper per tutto il tempo, scendo solo per il collegamento elttrico. Gli altoparlanti riepilogano le norme anti-COVID, comunicano l'apertura del self service, sconsigliano di passeggiare per i ponti della nave se non necessario.

All'arrivo ad Igoumentisa non vi sono particolari trafile, solo un controllo dove ci chiedono di nuovo di vedere il PLF, dal finestrino lo mostriamo sul cellulare. Finalmente siamo in Grecia, e di questi tempi nulla é scontato, perchè dei casi di COVID sulla nave, o focolai nei porti di imbarco o di sbarco potrebbero in qualsiasi momento bloccare i turisti. In Grecia on abbiamo visto nessuno sottoposto a tampone, anche se sappiamo che é possibile, ed in questo caso occorre attendere un giorno per avere l'esito del tampone.

In Grecia

Siamo in Grecia da alcuni giorni, nella zona di Lefkada (costa ionica a sud di Igoumenitsa), e la situazione é molto tranquilla. I greci si comportano quasi come se il COVID non sia mai esistito. Hanno un poco distanziato i tavoli dei ristoranti e dei bar, hanno distanziato gli ombrelloni dei rari stabilimenti, ma nessuno usa mascherine, nè sembrano rispettare il distanziamento. Si salutano con grandi abbracci e non hanno nessuna precauzione verso gli stranieri. Passeggiamo per Nidri, e siamo i soli con la mascherina. Nei ristoranti quasi tutti i camerieri usano una mascherina di plastica trasparente che fissata sul mento arriva fino alla punta del naso (una versione in miniatura dello schermo trasparente per coprire il volto. Naturalmente é completamente aperta sul lato, in pratica evita solo che il cameriare sputi nei piatti mentre parla.

Sbirciando nelle cucine quasi nessuno usa la maschera, chi la usa copre solo la bocca lasciando fuori il naso. Nei negozi, anche panetterie e pasticcerie non vi sono limitazioni all'ingresso, quasi tutti non usano mascherine, nè clienti, nè gestori. Solo il grande negozio di nautica dove lascio il gommone per l'inverno chiede di disinfettare le mani all'ingresso ed usa e fa usare le mascherine.

In spiaggia come sempre ci sono poche persone, per cui il distanziamento c'é sempre stato, ma non vedo nessuna mascherina, i gruppi di amici parlano, si toccano e giocano come sempre. Anche i gruppi di turisti stranieri non usano precauzioni tra di loro.

Nonostante la nostra impressione di rischio, ci azzardiamo anche ad andare al ristorante, come sempre molto buono. Per il resto passiamo le giornate in spiagge pressochè deserte, senza nessun rischio.

Insomma la situazione è molto tranquilla, probabilmente perchè quest'inverno in queste località turistiche il COVID-19 non è arrivato. Ma ora, anche se in numero minore del solito, stanno arrivando turisti da tutta Europa, molti da Romania, Bulgaria, repubblica Ceca, Polonia. E' inevitabile che qualcuno sia malato ed allora senza precauzioni sarà difficile bloccare i focolai. E mi sembra che gli ultimi dati sul COVID-19 in Grecia siano in aumento, apparentemente proprio in dipendenza della riapertura al turismo del 15 giugno (aereo) e del 1 luglio (traghetti).

Gli amici in Italia ci dicono che anche da noi c'è molta poca cautela, nessuno porta più le mascherine, i gruppi di amici non prendono precauzioni, la movida serale, i pub e le discoteche sembrano non conoscere l'esistenza del virus. Ma se si guarda l'andamento mondiale della malattia non vi è nessuna flessione, il numero di morti e di contagiati quasi ogni giorno raggiunge nuovi record. E' vero che in Europa abbiamo domato il virus, ma non siamo isolati, il turismo ed i viaggi di lavoro devono riprendere, i locali di Rimini hanno bisogno dei lavoratori del Bangladesh e quindi non ne siamo fuori, il rischio di doversi richiudere a casa di nuovo è elevato. Cure, vaccini e farmaci sembrano ancora lontani, l'unica difesa é adottare le precauzioni ogni volta che è possibile. Usare le mascherine, distanziamento, lavarsi le mani. Se usiamo le precauzioni un malato, magari asintomatico, contagia poche persone ed è possibile circoscrivere il focolaio, magari facendo migliaia di tamponi. Senza precauzioni gli scenari di Lodi e Bergamo si potrebbero ripetere finchè non avremo domato la malattia a livello mondiale. Ora siamo più preparati, ma le zone rosse sono la nostra inevitabile difesa in caso di contagio fuori controllo.

Giuseppe 14/07/2020

Situazione a fine agosto (aggiornamento del 24/8/20)

Purtroppo quanto ho scritto a metà luglio si é avverato. Il virus sta crescendo in molte nazioni a causa dei comportamenti senza precauzioni delle persone in vacanza. Abbiamo così una regione come la Sardegna, dove i casi di COVID-19 erano quasi zero che é diventata un focolaio da cui i vacanzieri tornano contagiati, grazie alle movide notturne, alle feste di 500 persone in Costa Smeralda ed anche ai villaggi vacanze dove la mensa, come ormai appurato da diversi studi, diviene un centro di diffusione del virus.

Quindi gli italiani sono andati in vacanza, e molti europei sono venuti in vacanza da noi. Di conseguenza abbiamo visto regioni come la Lombardia che hanno diminuito di molto i loro casi non avendo il mare, mentre altre regioni più turistiche hanno raggiunto vette di contagi che non avevano avuto neanche a primavera scorsa. Chiaramente sono i turisti, specie quelli delle regioni più colpite che portano il virus. La stessa cosa che é successa tra le regioni italiane é accaduta anche tra la nazioni. Italia, Spagna, Francia, Grecia e Turchia, tipiche mete vacanziere, stanno vedendo un forte incremento del virus.

Venendo alla Grecia, sappiamo che i tempestivi provvedimenti presi dal governo greco hanno limitato di molto l'epidemia in primavera. I casi sono stati relativamente pochi e quasi tutti concentrati tra Atene e Salonicco. Praticamente in quasi tutte le località turistiche di mare il virus non era mai arrivato. Ma in estate la Grecia ha dovuto aprire al turismo, che é una voce notevole della sua bilancia dei pagamenti, e quindi i turisti hanno portato il virus, facendo in modo che oggi i casi di corona-virus in Grecia abbiano superato i numeri di primavera scorsa. Ma attenzione, parliamo di una situazione di contagi sempre inferiore a quella che c'é in Italia. Qui l'importazione del virus é avvenuta soprattutto tramite i turisti romeni, bulgari e serbi che tradizionalmente vanno in vacanza al mare nel nord della Grecia. In misura minore italiani ed altri europei. I nuovi casi sono ancora concentrati ad Atene e Salonicco perché molti derivano dai controlli in areoporto, nei porti ed alle frontiere. Ad esempio in un giorno nella prima metà di agosto si sono avuti 200 nuovi contagi (contro gli 800 in Italia) di cui circa 80 agli arrivi in areoporto, 40 alle frontiere (Macedonia, Bulgaria, Turchia) e 20 ai porti (navi dall'Italia). Cioè tre quarti dei casi erano di importazione.

Il governo greco ha preso provvedimenti già a metà luglio introducendo l'obbligo del test preventivo a chi entra dalle frontiere con Bulgaria e Macedonia, chiudendo le frontiere con l'Albania e obbligo di quarantena a chi proviene dalla Turchia. Oggi preoccupa la crescita dei casi, ma sembra che la situazione sia sotto controllo, molti nuovi casi sono rilevati alle frontiere. In questi giorni per due volte i nostri cellulari hanno ricevuto messaggi di emergenza che esortavano a mantenere alta l'attenzione ed ad usare le mascherine, che consigliano di usare in luoghi affollati anche all'aperto. Si tratta di messaggi inviati dalle antenne della rete di telefonia mobile a tutti i cellulari collegati in una certa regione. Noi ci troviamo in penisola Calcidica, che nelle statistiche ha relativamente molti casi quasi tutti concentrati a Salonicco, dove forse ci sono gli ospedali di riferimento. Ieri finalmente ho cominciato a vedere in paese che quasi tutti indossavano la mascherina durante la passeggiata ed anche nei ristoranti e nei negozi vi era più attenzione, probabilmente hanno fatto qualche appello in televisione.

Se si guarda anche alla situazione italiana, ora in periodo di rientro dalle vacanze si vede come i casi stiano crescendo nelle regioni dove si fanno i controlli a chi torna. Quindi aumento del Lazio (dovuto in buona parte a turisti anche di altre regioni che arrivano a Fiumicino o al porto di Civitavecchia), Lombardia (areoporti), Marche e Puglia (porti). E' probabile che alcuni di questi contagiati siano asintomatici già contagiati prima di partire.

Per chi come noi é in Grecia e rientrerà in Italia sono state previsti alcuni obblighi: riempire un modulo informativo e fare un test. Il test può esser fatto in Grecia 72 ore prima del rientro, ma i laboratori sono saturi e non riescono a dare il risultato in tempi brevi. Oppure, se non viene fatto alla frontiera, entro 48 ore dopo il rientro. Per ora solo l'areoporto di Fiumicino sembra sia in grado di fare test immediati a tutti quelli che rientrano. Inoltre fino all'esito del test va neturalmente osservato l'isolamento, anche se la Lombardia la pensa diversamente, perchè dice che non occorre (bisogna andare subito a lavorare). Ci stiamo preparando ad assolvere al meglio i nostro obblighi ma non possiamo fare a meno di chiederci perchè la Grecia é stata inclusa insieme a Croazia e Spagna tra le nazioni a rischio. I numeri sono ben diversi, e molto peggio sono la Francia e la Germania. Chi ritorna dalla Corsica é meno a rischio di chi torna dalla Grecia? Forse i nostri fratelli greci sono meno importanti dei vicini francesi e tedeschi, che ci hanno concesso gli aiuti europei.

Per le norme italiane per i turisti di ritorno dalla Gecia si veda la pagina dell'Ambasciata di Atene

Giuseppe 24/08/2020

Epilogo del nostro viaggio in Grecia (aggiornamento del 20/9/20)

Come previsto andiamo ad imbarcarci ad Igoumenitsa la sera del 31 agosto. In porto qualche modulo da riempire e poche formalità, come al solito i passeggeri entrano attraverso la stazione marittima, gli autisti dal varco, in entrambi i casi misurano la temperatura. Sul traghetto abbiamo l'open deck e quindi non scendiamo dal camper. Gli altoparlanti ricordano l'uso delle mascherine ed il distanziamento a bordo, anche nei ponti all'aperto.

All'arrivo a Bari nessun controllo, il personale che dirige il traffico dei mezzi sbarcati non usa mascherine. Chiedo se é possibile fare il tampone, ma non ne sanno nulla. Mio figlio nel frattempo, rientrato in aereo a Fiumicino da Atene, ha fatto il tampone in aeroporto senza file e con la risposta in un quarto d'ora: é stupefacente come questo aereoporto che era tra i peggio organizzati nel mondo in pochi anni sia diventato un modello per le altre nazioni. Noi abbiamo scartato la soluzione di farlo in Grecia, dati che le file non ci davano la certezza dell'esito prima dell'imbarco. Quindi lo faremo nelle 48 ore dopo lo sbarco, rispettiamo l'isolamento e arriviamo a Roma con il pieno senza scendere dal camper. Lungo la strada telefonicamente, come previsto dalla legge, ci registriamo nel data base di quelli che rientrano dall'estero. Non dobbiamo seguire le regole più restrittive della Puglia perchè non ci fermiamo per la notte.

La mattina dopo a Roma facciamo 3 ore e mezza di fila al drive-in del Campus Biomedico per il tampone gratuito (portando l'impegnativa del medico di base ricevuta per e-mail, ma bastava anche la carta di imbarco che dimostra la provenienza dalla Grecia). Fatto il tampone attendiamo l'esito rispettando l'isolamento dentro casa. Invece delle 48 ore previste per la risposta dovremo aspettare 3 giorni, ma alla fine l'esito ŕ, come immaginavamo, negativo: siamo liberi!

La settimana dopo il nostro ritorno ripartiamo per andare a Palinuro, e superficialmente non ci informiamo sulle norme anti-COVID delle zone che attraversiamo. Dopo esserci sistemati al campeggio mentre siamo in mare, la direzione ci telefona dicendo che non possiamo stare in Campania prima di 14gg dal nostro ritorno dall'estero, secondo le norme emanate da De Luca. Dopo qualche discussione, leggendo l'ordinanza di De Luca, appuriamo che possiamo restare se abbiamo fatto un tampone negativo. Abbiamo il documento con noi e lo presentiamo al campeggio risolvendo la questione. Aggiungo una lode a De Luca che equamente ha messo sullo stesso piano tutti quelli che tornano dall'estero (invece di penalizzare la Grecia rispetto alla Francia) aggiungendo quelli che sono stati in Sardegna.

Un'ultima nota: i giornali mettono in risalto i positivi che tornano dalla Sardegna, ma nella realtà fare tamponi a chi rientra vuol dire fare tamponi ad un campione qualsiasi ed i risultati evidenziano che prendendo 100 italiani a caso circa 2 sono contagiati, con maggioranza di asintomatici. Se la vostra palestra ha 100 iscritti, o nel ristorante ci sono 100 persone, aspettatevi che due stanno spargendo il virus. A prescidere dalle regole emanate, portare la mascherina e osservare il distanziamento il più possibile ci protegge e protegge i nostri cari e gli altri

Giuseppe 20/09/2020


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