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MAROCCO SETTEMBRE
2007 2/9/2007 Partenza da Napoli ore
20.00. Sosta per la notte sulla A12 presso Civitavecchia. 3/9/2007 Da Civitavecchia, passando
per Bolgheri, ci fermiamo per la notte a Torre del lago Puccini (nota:
a Golfo
Baratti non è più consentita la sosta ai camper). 4/9/2007 Da Torre del Lago a Genova
per l'imbarco. Tot. Km 740 4/9, 5/9 e 6/9 2007 km. 35 In navigazione. La notte
tra il 5 ed il 6 il mare è pessimo. La nave (Ouzoud della
Comanav) è
comoda ma lenta e tenuta alquanto male. Arriviamo, infatti, con sei ore
di
ritardo, quindi di sera, cosa che non volevamo affatto. Sbarcati, ci
dirigiamo
in tutta fretta ad Asilah. Il campeggio Echrigui è
discreto
(secondo gli standard del Marocco), ci sono quattro o cinque camper. Il
proprietario
ci dice di essere l'unico aperto perché “la stagione è finita”!!! 7/9/2007 ASILAH
Km 0 ASILAH
Tranquilla giornata
trascorsa ad Asilah, cittadina con bastioni portoghesi
recentemente
restaurata nel centro antico, qualche suggestivo scorcio. Nel
pomeriggio
facciamo una lunga passeggiata sulla spiaggia oceanica, temperatura
decisamente
fresca e sole opaco. In effetti, tornando in serata in paese si nota
già
un'aria di fine estate che un po' ci meraviglia: vedremo poi nel
seguito del
viaggio. Mi sono fatto un grosso
tatuaggio all'hennè sulla mano(?!?); si cancellerà in una settimana. 8/9/2007 ASILAH - RABAT - EL
JADIDA Km 420 RABAT
Partiamo da Asilah e,
percorrendo l'autostrada, giungiamo a Rabat. Il percorso non
risulta
particolarmente interessante se non per la presenza di contadini nei
campi
limitrofi all'autostrada. Per lo più gruppi familiari al lavoro che
praticano
un'agricoltura primordiale, non più visibile in Europa. Rabat appare subito piacevole e ben strutturata
nelle
strade ed edifici con grandi estensioni di verde. Arriviamo subito
sotto la torre
Hassam ed al mausoleo di Mohammed V. La visita è
interessante
anche perché si gode una visione panoramica della città. Per ora non
intendiamo
soffermarci di più a Rabat e, dopo aver fatto un po' di spesa al
supermercato
Marjane, riprendiamo la strada per giungere ad El Jadida. Questa volta
percorriamo la strada costiera e notiamo come le vaste lottizzazioni
stile
Costa Azzurra stiano colonizzando il territorio a sud di Rabat. Negli
spazi
ancora lasciati alla natura pascolano grossi greggi di pecore tra
baraccopoli
che avranno ancora breve vita; ma la gente che vive là dove andrà? Sulla strada, a sud di
Casablanca che per scelta abbiamo saltato, osserviamo un curioso posto
un
agglomerato di case in costruzione “Suk El Had de Soulen” che deve
essere un
centro di allevamento di bovini. Il centro del paese ferve di attività,
ma
soprattutto si cucinano carni arrosto, l'aria è infatti satura di un
invitante
odore e, in tanti, sono fermi lì a mangiare. Proseguiamo e passiamo per Azemmour le
cui foto abbiamo visto su “Conoscere il mondo” ma che la
guida Lonely
Planet non cita proprio. La deviazione si rivela interessante per
la
posizione del paese e per la vita che si vede per le strade: c'è festa
per la
vittoria di un candidato alle elezioni politiche e l'atmosfera è
particolarmente pulsante di gente dedita a tutto. Arriviamo al campeggio di El
Jadida dove ci fermiamo per la notte. Nota: la situazione notata
nel nord-ovest del Marocco di “quasi” appartenenza del paese
all'Europa, muta,
man mano che si va verso sud, in condizioni di estrema povertà e in
semplicità
negli atteggiamenti delle persone. 9/9/2007 EL JADIDA - OUALIDIA -
SAFI Km 150 EL
JADIDA
Ci alziamo con molta calma
e ci prepariamo per la visita di El Jadida, sul cui lungomare
abbiamo
già passeggiato la sera precedente. Pensiamo di trascorrere qui
l'intera
giornata per poi ripartire l'indomani. Ci incamminiamo a piedi dal
campeggio
(molto triste e desolato, con servizi non fruibili) dirigendoci verso
la “Cité
Portougaise” che si trova vicino alla vecchia medina. Attraversiamo
con
meraviglia la moderna El Jadida con viali spaziosi e splendide palme
altissime,
spiaggia enorme e curatissima su cui si va in bici, si passeggia, si
gioca a
pallone, ma non si fa “mare” nel senso da noi inteso perché la
temperatura è
alquanto fresca ed il sole velato. Superata la zona balneare, arriviamo
alla “Cité
Portougaise” che, seppur molto deteriorata e trascurata si rivela
interessante in quanto “vissuta”; dai bastioni si vede la città nuova
ed un
cimitero ebraico. Visitiamo anche la tanto apprezzata “Citerne
Portugaise”
che appare deludente in relazione al tanto dire delle guide e delle
relazioni
di altri viaggi. La visita della città non
prende più di un'ora, ci dirigiamo quindi nella vecchia medina dove ci
ritroviamo in un souq di generi alimentari che ci rivela in maniera
brutale i
due volti del Marocco: qui è scomparsa la modernità e l'agio ed emerge
in tutta
la sua gravità la povertà. Niente folclore, ma solo vendita di pesce,
pollame
vivo, frutta…scadenti e riservati ai meno poveri, perché i poveri, si
capisce,
neanche a quello possono accedere. Avendo concluso la visita
delle cose salienti di El Jadida, decidiamo di spostarci a Oualidia
dove,
ci hanno detto potremo mangiare buon pesce. Percorriamo la strada
costiera che
in questa parte diviene più interessante perché si presentano
alternativamente
saline, campi coltivati e pascoli. Le persone che scorgiamo sono donne,
bambini
ed uomini seduti sul ciglio della strada, bancarelle di frutta e
zucche,
lavoratori delle saline. Oualidia sarebbe una
bellissima località balneare posta su di una baia a falce di luna, ma
le
costruzioni arrivano sin sulla spiaggia nascondendo il panorama; qui
vengono a
villeggiare i marocchini benestanti. La cittadina è, comunque, molto
sporca.
Mangiamo ostriche ed un enorme piatto di pesce fritto, tutto molto
buono. Risaliamo in camper per
dirigerci a Safi perché interessati a visitare la “Colline
des
Potiers” (collina dei ceramisti) per le ceramiche; di Safi
nessuna
guida dice granché. Ritorniamo sulla strada
costiera che da Oualidia porta a Safi e constatiamo l'immediata
variazione del
paesaggio che diviene alto sull'oceano, brullo e con enormi spiagge di
colore
ocra. A volte, visto anche il cielo alquanto grigio, il panorama è
inquietante,
seppur molto bello ed interessante. Le spiagge viste dall'alto sono
bellissime
ma non praticabili perché non accessibili. A Cap Beddouza c'è
un curioso
faro a forma di lanterna, dipinto di verde e bianco posto in un
territorio
arido e sassoso. Lungo la strada sempre bambini che ci salutano e
uomini seduti
davanti a secchi nei quali hanno del pesce da vendere. Arrivati a Safi abbiamo
la sorpresa di trovarci in una piacevole città moderna ed organizzata.
Le mura
della mediana sono restaurate di recente e gradevoli, la “Colline
des
Potiers” è molto ordinata con tutte le botteghe degli artigiani
aperte:
presenta un'atmosfera allegra. Passeggiamo sotto le mura della medina
ed
acquistiamo delle ceramiche non di Safi ma di Fès perché più belle e di
migliore qualità. Dopo un piacevole giro nel souq, andiamo per la notte
nel
campeggio municipale. Nota: la segnaletica è
ottima, finora non abbiamo avuto problemi per i rifornimenti di acqua e
gasolio. Non notiamo un particolare traffico anche se le strade sono
pericolose
per la presenza di persone ed animali. Il tempo, per ora, è deludente:
non
caldo come ci aspettavamo, anzi piuttosto fresco e, finora non abbiamo
visto un
sole splendente. Dovunque gli stessi colori del Portogallo
settentrionale e che
talvolta ci ricordano addirittura 10/9/2007 SAFI -
ESSAOUIRA Km 135 ESSAOUIRA
Partiamo da Safi diretti ad
Essaouira ed incontriamo una grande zona industriale dove
inscatolano sardine e, più in là una enorme industria di fosfati.
Procediamo
verso sud ed il panorama costiero diventa sempre più interessante per
le
immense e solitarie spiagge di sabbia dorata. Circa Ad Essaouira ci fermiamo
nel parcheggio accanto al porto: semplice da trovare e comodo per
visitare la
città. Essaouira appare subito
molto bella e con un fascino particolare non guastato dal turismo
comunque
molto presente. Belli i bastioni del porto e le alte mura di cinta
della città
vecchia che si presenta proprio come una casbah. Molti i negozi di
artigianato,facciamo qualche piacevole acquisto e pranziamo pagando €10
in due
al ristorante Essalam sulla piazza principale. In pratica
dedichiamo la
giornata a gironzolare piacevolmente per le vie di Essaouira e
aspettiamo lo
splendido tramonto sulle mura della medina. A sera ci rechiamo al
campeggio
poco distante dal centro e vicino al faro per trascorrere la notte.
Volendo,
avremmo potuto dormire anche nel parcheggio. 10/9/2007 ESSAOUIRA Km
0 Abbiamo deciso di
trascorrere l'intera giornata fermi visto che c'è un bel sole e ci
auguriamo di
poter stare al mare. Finora abbiamo dovuto ricrederci sulla temperatura
che ci
aspettavamo: continua a fare fresco e c'è sempre un forte vento. Ci
chiediamo
come mai i viaggiatori in camper che vengono qui in inverno parlano
sempre di
clima caldo e della possibilità di fare anche qualche bagno a mare. Comunque usciamo dal
campeggio e ci fermiamo sul lungomare senza problemi, anzi il
parcheggiatore ci
invita a restare anche per la notte. Scendiamo in spiaggia mentre sta
risalendo
la marea e facciamo una lunghissima passeggiata fino alle rovine di una
torre in mare. Passiamo tra innumerevoli cammelli e cavalli che
fungono
da taxi per i turisti. Anche se “finti” sono , comunque, belli da
vedersi
seduti tra le dune di sabbia. La giornata trascorre
quindi al mare e prima di ritornare in campeggio attendiamo il tramonto
sulla
spiaggia sorseggiando un tè alla mente al centro di surf “ocean
vagabond”. 12/9/2007 ESSAOUIRA - AGADIR
Km 170 Partiamo dal campeggio
diretti ad Agadir. Vorremmo trovare qualche spiaggia meno
ventosa dove
poter trascorrere qualche giorno al mare. Procediamo sulla bellissima
strada N1 che corre sulle propaggini montuose della catena
dell'Atlante. Qui
orograficamente il territorio è molto bello, terra rossa su cui
riconosciamo
gli alberi di argan. Pensiamo che sia proprio questa pianta a rendere
più
florida l'economia della regione. Si nota, infatti, una
omogeneità nello
sviluppo socio-economico. Per quello che vediamo, il territorio è
frequentemente disseminato di case-fortezze-fattorie; la gente è
intenta in
attività e non sosta inoperosa. Anche qui osserviamo pastori che
pascolano le capre dedicate alla produzione dell'olio di argan. Molte
sono
anche le rivendite dei prodotti derivati da questo olio. Si vedono
ovunque
queste capre che si arrampicano sugli alberi di argan. Passiamo per il
villaggio di Tamrl dove c'era un mercato animatissimo: si
vendono per lo
più banane; in effetti, oltre il paese, notiamo estesi bananeti.
Procediamo
ancora un po' e, prima di Cap Rhir, ci fermiamo su una splendida
spiaggia alla
fine di un “oued”. Oltre alla bellezza del mare ci ha
affascinato il
fatto che a ridosso della spiaggia pascolavano tranquillamente grosse
mandrie
di cammelli. Nel primo pomeriggio ci
muoviamo diretti a Tarhazoute dove, in una relazione di viaggio
su
internet, abbiamo letto di un comodo campeggio sul mare. La strada, i
panorami
e le spiagge sono sempre più belli, splendidi, selvaggi e battuti dal
vento.
Troviamo il campeggio, ma il sito è veramente squallido e in abbandono
ed il
campeggio chiuso. Effettivamente il mese di settembre si sta rivelando
un
periodo di bassa stagione e tranquillissimo. Procediamo, quindi, a
questo punto
verso Agadir, dove facilmente troviamo il campeggio. Ad una decina di
chilometri prima di Agadir ci si presenterà una scena di un mercato
allestito
quasi sulla spiaggia; una visione veramente particolare ed
indimenticabile:
tende affastellate l'una sull'altra, ombrelloni colorati e gente
multicolore,
tutto ciò avvolto da una polvere giallastra. 13/9/2007 AGADIR Km 0 Trascorriamo l'intera
giornata sulla Paradise Plage a pochi chilometri a nord di
Agadir. La
spiaggia è bellissima e primordiale, anche se la strada ci passa a
ridosso. I
momenti più belli si osservano quando, nel pomeriggio, la marea si
ritira e
lascia allo scoperto “atolli” di sabbia resa lucidissima dai raggi del
sole al tramonto. Nota: questo, dopo
ventisette anni di camper, è il nostro primo viaggio da pensionati, di
tempo a
disposizione ne abbiamo, e questa dimensione di maggior tempo ci lascia
un po'
disorientati; non è ancora la nostra dimensione di vita, la lentezza ci
sembra
togliere intensità: ancora non siamo abituati a tempi vuoti. 14/9/2007 AGADIR - TAROUDANT Km 80 TAROUDANT
Oggi, per andare in banca a
cambiare gli euro, facciamo un giro a piedi per Agadir: una città
moderna,
spaziosa, pulita e ordinata; bella, ma sostanzialmente non
significativa. Poi
ci muoviamo in direzione di Taroudant, una bella cittadina
dalle
magnifiche mura di fango rosso che, come qui viene proposto, visitiamo
nelle
ore pomeridiane in calesse. Essendo Taroudant una città mercato
berbera, non è
prettamente turistica. In mattinata, accompagnati da una pressante ma
benevola
guida locale, giriamo per la medina e la casbah, quest'ultima alquanto
interessante. La guida, su nostra richiesta, ci conduce a mercato
berbero, in
uno splendido negozio di argenti e tappeti e qui la tentazione è stata
più
forte dei propositi: compriamo, quindi, una splendida collana e due
tappeti
berberi. La nostra guida (Lonely Planet - EDT) riporta che a
Taroudant i
prezzi sono meno cari che altrove (in seguito abbiamo constatato che è
vero);
comunque alla fine di una lunga trattativa (con l'inevitabile tè alla
menta)
riusciamo a pagare una cifra inferiore alla metà di quanto richiesto. La notte la trascorriamo
fuori alle mura vicino ad un luna park: è il primo giorno del Ramadan e
la
gente ha cominciato a mangiare dopo il suono di una sirena che
annunciava la
fine del digiuno alle ore 18.30. 15/9/2007 TAROUDANT - MARRAKECH Km
330 Partiamo presto
diretti a Marrakech. Prendiamo la strada che passa per
Ameskroud
per non tornare indietro fino ad Agadir. Dopo Ameskroud la strada
comincia
subito a salire sui monti dell'Atlante. Bellissimi per la maestosità e
soprattutto per il loro colore rosso. Dopo Imi-n-Tanoute il paesaggio
muta
perché ci si ritrova su di un altopiano brullo e sassoso a circa Giunti in città perdiamo
circa due ore alla ricerca del campeggio “Le jardin d'Issil” che
si
rivela troppo lontano; ci dirigiamo, allora, sulla strada nazionale per
Casablanca per cercare il campeggio “Ferdaous” indicato in varie
relazioni di viaggio di altri camperisti, ma per caso ne troviamo un
altro
nuovo e bellissimo: “Le relais de Marrakech” (www.hotel-lerelaisdemarrakech.com) con piscina, bagni elegantissimi con
lampade di
ferro battuto e vetri colorati, alberi di olivo e aiuole. 16/9/2007 MARRAKECH Km 0 MARRAKECH
Il campeggio si rivela
veramente ottimo, tanto che in mattinata preferiamo restare qui per
usufruire
della piscina. Nel pomeriggio un taxi privato convenzionato ci porta in
città
(andata e ritorno con appuntamento € 12). Dedichiamo questa prima
visita solo
alla zona delle Koutoubia (il bellissimo minareto) e alla piazza Djemaa
el Fna. E' domenica e la piazza non
si presenta, in relazione alla grandezza, particolarmente animata.
Inoltre il
Ramadan che impone il digiuno fino alle 18,50 la rende nel pomeriggio
poco
popolata. Comunque ci sembra che con la modernità abbia perso
l'elemento di
grande suggestione che ci aspettavamo. Ci sono dei venditori di frutta
secca ed
arance, bancarelle di generi alimentari (tutte rigorosamente
contrassegnate dal
numero della licenza), qualche incantatore di serpenti, i venditori di
pozioni
pseudomediche ed i cantastorie ma senza il coagulo di quel affascinante
caos
che avevamo immaginato. Tutto molto ordinato e silenzioso. Saliamo
sulla
terrazza di un caffè e da qui vediamo calare il sole e, dopo poco la
sirena dà
il segnale della fine del digiuno. 17/9/2007 MARRAKECH Km 0 palazzo El
Badi
palazzo Bahia
Usciamo, con il taxi, dal
campeggio alle nove diretti alla kasbah. Qui vogliamo visitare le tombe
Saadite, il palazzo El Badi e il palazzo Bahia. L'intero quartiere
appare
subito animato da una vita reale e non prettamente turistica: per
attraversare
le stradine bisogna stare attenti contemporaneamente ad auto, bici,
carretti
trainati da asini e motorini. La visita alle tombe
saudite ci viene subito guastata dai grossi gruppi di turisti che con
la loro
presenza invadente non consentono al viaggiatore singolo di accedere
alla
visione dei posti più interessanti. Usciti, per disintossicarci, ci
addentriamo
in un souk della kasbah molto bello e qui ci fermiamo a parlare con un
erborista che ci spiega proprietà di spezie ed erbe. E' una persona
davvero
speciale che alla fine ci illustra anche il senso del digiuno del
Ramadan
dicendo che serve soprattutto a capire il valore della sazietà e di
quanto sia
duro, per chi è povero, non poter mangiare. Quando lo salutiamo, a
differenza
di altri uomini marocchini che abbiamo salutato non mi dà la mano
spiegando che
il vero islamico non tocca altre donne che non quelle della sua
famiglia, in
quanto la donna è ritenuta più preziosa di un diamante. Continuiamo a camminare per
le strade della casbah che risultano sempre affascinanti per la vita
che le
anima e visitiamo i due bei palazzi interessanti, l'uno perché
rappresentativo
della vita del privato (Bahia) e l'altro (el Badi), immenso, per la
grandezza
ed il fasto di cui è simbolo. In quest'ultimo restiamo affascinati
dalle
numerose cicogne che nidificano sulle alte mura color ocra, e quello
che
meraviglia è che si possono vedere molto da vicino. Decidiamo di tornare nella
piazza Djemaa el Fna seguendo una lunga strada - Rue Riad Zitou el
Qedim - dove
cogliamo delle bellissime immagini di una decina di donne accovacciate
a
vendere oggetti d'oro esposti sulle loro mani; poi artigiani dediti a
riconvertire vecchi pneumatici in oggetti utili come secchi, borsoni e
così
via. Camminando ci viene fame e,
cercando un ristorante, senza volere entriamo nel bellissimo “ Ksar
el Hamra”
un vecchio riad con giardino trasformato in ristorante dove si pranza
in
un'atmosfera fiabesca e vengono servite con molto gusto, specialità
della
cucina marocchina. Sebbene il prezzo pagato non è poco per il Marocco
(80€ in
due) restiamo contenti per lo speciale momento vissuto. Usciti dal ristorante
continuiamo la strada che ci porta nella piazza dove, di giorno,
mancano le
bancarelle dei venditori di cibo. Alle 16.00 abbiamo
appuntamento con il taxi che ci riporta al campeggio per un pomeriggio
distensivo in piscina. 18/9/2007 MARRAKECH Km 0 Il programma prevedeva di
partire oggi diretti alla valle del Draa, poi, dato il tempo a
disposizione,
decidiamo di restare un altro giorno a Marrakech per fare una visita al
museo
di Marrakech e alla Medersa di Ali ben Joussef e di fare ancora un
altro giro
nei souk. Così alle 9.30 siamo in città. Il museo è veramente
interessante
perché è allocato in un riad del XIX secolo mirabilmente restaurato;
anche la
medersa, più piccola e meno fastosa di quelle che abbiamo visto in
Uzbekistan
(Samarcanda e Bukhara), è risultata molto interessante con le celle
degli
allievi arredate e visitabili. Con lo stesso biglietto è visitabile
anche La meraviglia di oggi,
comunque, è data dall'attraversamento dei souk. Facciamo, infatti, un
percorso
all'inverso di quello che parte da Djemaa el Fna ed in questo modo ci
ritroviamo in ambienti di vita straordinari: il souq dei fabbri
incredibilmente
ridondante di tutte le manifatture di lanterne, lucerne, gabbie,
paraventi
ecc.; il souq dei venditori di pellami dove un innumerevole numero di
anziani
contrattano l'acquisto di enormi pacchi di pelli e sono tanto presi dai
loro
affari che neanche ci vedono, mentre camminavamo tra le loro balle di
cuoio. La
scena ha dell'irreale. Volendo andare al souq
Sebbaghine dei tintori di lana, chiediamo l'aiuto ad un ragazzino che
ben
volentieri ci conduce dove si trovano gli artigiani al lavoro e dove
sono stesi
teli e lana colorata, inevitabile l'acquisto di teli dopo una lunga
contrattazione. Poi, vista la presenza della piccola guida, ci facciamo
indicare il percorso di ritorno: altre stradine nell'interminabile
intreccio di
vie, cunicoli, piazzette, tutti tappezzati di merci di ogni tipo. E'
d'obbligo
dire che le merci più brutte e commerciali si trovano nei pressi di
Djemaa el
Fna ad uso di un turismo di massa. Devo sottolineare che qui
in Marocco, per me che mi faccio tentare dai colori dei tappeti, dalle
pietre,
dalle ceramiche, è un piacere cercare gli oggetti più affascinanti e
comprarli
dopo un'affannosa contrattazione. Non resistiamo neanche all'acquisto
degli
splendidi dolci di sesamo, mandorle e miele, ammucchiati in festose
montagnole. Torniamo, poi, sulla
terrazza del bar “Glacier” per un saluto dall'alto alla piazza Djemaa
el Fna
che di giorno pulsa di una vita diversa da quella serale più rarefatta. Stanchi, torniamo al
campeggio per un altro pomeriggio in piscina. 19/9/2007 MARRAKECH - AIT
BENHADDOU Km 200 AIT
BENHADDOU
Oggi ci incamminiamo verso
la valle del Draa. E' nostra intenzione fare questo ed i successivi
percorsi nella
valle del Dades, le gole del Todra e la valle dello Ziz lentamente per
poter
coglier in pieno le suggestioni che si presenteranno. E già da questa mattina,
dovendo arrivare ai Il percorso è splendido per
il colore rosso delle montagne e per i villaggi che, essendo dello
stesso
colore, si mimetizzano su di esse e poi, quasi a sorpresa, appaiono.
Per
arrivare al passo ci inerpichiamo su questa strada che ad ogni tornante
ci
mostra sempre panorami diversi e che diventano sempre più straordinari
quando
spuntano anche torri in rovina di kasbah. Il pissé, la tecnica
di
costruzione basata su mattoni di argilla e paglia, con cui sono
costruiti gli
edifici, ha una durata di circa quattro anni; perciò quando si
deteriora fa
assumere un aspetto fiabesco ed irreale ai villaggi. All'ora di pranzo ci
fermiamo in uno spiazzo enorme di terra rossa di fronte a due kasbah e
facciamo
amicizia con una cagnetta a cui diamo da mangiare. Al bivio con la
strada che
porta ad Ait Benhaddou diamo un passaggio a due ragazzi tedeschi in
autostop.
Gli ultimi chilometri hanno, poi, dell'inimmaginabile. Qui si è ormai
scesi dai Accettiamo di buon grado
che a guidarci sia un ragazzo; ci è simpatico, parla italiano ed è
bravo. Dice
che per il suo lavoro conosce anche il giapponese. Ridiscesi, dopo la
visita,
ci sistemiamo nel campeggio locale; vicino a noi c'è un camper francese
da cui
proviene il suono di una fisarmonica che accenna i motivi de Il
favoloso
mondo di Amelie e di Bella ciao. Ceniamo con questa colonna
sonora. Piove e ci chiediamo come
mai in Marocco fa tanto caldo a Natale e nei mesi invernali come si
legge dai
diari di bordo di tanti camperisti che vengono qui a svernare. Adesso,
alle
19.00 è buio e, da quando siamo qui, sull'Atlantico come a Marrakech e,
adesso,
sui monti dell'Atlante la sera fa decisamente fresco. 20/9/2007 AIT BENHADDOU -
OUARZAZATE Km 55 Oggi risaliamo con maggiore
tranquillità nello ksar: E' veramente emozionante attraversare
il greto
del fiume avendo di fronte la visione delle torri delle tre kasbah. Poi
ci
spostiamo per vedere anche l'altra kasbah più piccola di Tamdaght
sulle
cui torri nidificano le cicogne. Anche questa è bella perché posta in
una
posizione aperta in uno splendido scenario desertico. Verso le 14.00 c'è un
grosso temporale e quando il sole torna a splendere, conferisce al
paesaggio un
qualcosa di più magico. Ci dirigiamo, quindi, verso Ouarzazate
percorrendo una splendida strada. Peccato che,
però, continua
a piovere tanto da non poter scendere dal camper. Perciò dopo aver
svolto
alcune commissioni, parcheggiamo nel locale campeggio che si è
presentato
alquanto carino. Lungo la strada ci siamo
fermati a comprare delle ceramiche smaltate verdi tipiche di
Tamagroute; il
venditore, oltre ai soldi pattuiti, ci ha chiesto anche indumenti
usati, scarpe
e…medicinali per il mal di testa!! 21/9/2007 OUARZAZATE -
ZAGORA Km 177 Oggi c'è un bel sole.
Partiamo da Ouarzazate diretti a Zagora, la zona è
specificatamente
quella della valle del Draa, uno dei fiumi più lunghi del Marocco. A descrivere il paesaggio
si potrebbero impiegare delle ore tanto è bello e vario. Negli occhi ti
restano
le immense montagne, a volta rocciose e a volte dolci che contrastano
con il
colore verde intenso delle palme che crescono rigogliose lungo il fiume
sul
fondo valle. Tra le palme spuntano stupende kasbah e villaggi in
lontananza. Ci fermiamo per ammirare da
vicino due kasbah; la prima dopo una quindicina di chilometri da Agdz,
grazioso villaggio con un piccolo souq, che raggiungiamo lasciando la
strada
P31 addentrandoci per un po' sulla strada sterrata di un villaggio il
cui nome
non era indicato dalla segnaletica. Ci fermiamo presso una
piccola kasbah turrita ben conservata ed abitata dal custode. Ci invita
ad
entrare dietro un piccolo compenso volontario, attraversiamo le
silenziose e
fredde stanze, dove dormono alcune persone, sino al riad dove l'uomo
che ci
accompagna sale su di una palma per cogliere dei datteri che poi ci
offre.
Contento della nostra mancia, ci invita al pasto serale del Ramadan
della sua
famiglia.
Proseguiamo fermandoci per
il pranzo nei pressi di una palmeraie, posto molto bello e da dove
parte la via
per il deserto in direzione di Rissani. Sotto il camper si
fermano
cinque ragazzini speranzosi che comprassimo dei datteri che qui vendono
in
quantità. Proseguendo lungo la strada
visitiamo la kasbah Chikh Arabi. Qui ci “accompagna” per la
visita un
simpatico arabo, come lui tiene a precisare “non berbero - ha detto -
perché i
berberi sono insediati sino a Marrakech, mentre gli arabi arrivano fino
al
confine algerino”. La visita è bellissima perché questa kasbah è molto
grande,
abitata anch'essa da custodi mentre il proprietario, erede di uno
sceicco capo
di antiche tribù, vive a Ouarzazate. All'interno molte sale, un riad e
varie
terrazze; in una stanza donne intente alla tessitura di tappeti. Poi la
nostra
guida ci conduce in una palmeraie divisa in tante piccole proprietà
dove, oltre
alle palme da datteri, sono coltivati ortaggi che servono alle
famiglie.
Ripartendo, la guida ed un suo amico ci chiedono un passaggio. L'uomo,
infatti,
intende recarsi a Timezouline per vendere due cassette di
datteri per
procurarsi i soldi per la cena del Ramadan della sua famiglia. Proseguiamo per Zagora,
cittadina strana tra il primitivo, il pittoresco ed il moderno. Ci
fermiamo nel
campeggio “Sindibah” posto tra le palmeraie. Ceniamo in
ristorante dove,
oltre a noi, ci sono pochissime altre persone. Un giro in paese ci ha
confermato l'impressione che in Marocco, di sera non ci sia una vita
attiva
come per esempio in Turchia o in Siria ma, piuttosto, abbiamo notato
che nel
periodo del Ramadan, dopo le 20.00 le varie attività riprendono:
abbiamo,
infatti, visto riaprire officine meccaniche ed il formarsi di una fila
di
persone in attesa di entrare in uno studio dentistico poco prima chiuso. ZAGORA
22/9/2007 ZAGORA -
M'HAMID e ritorno Km 193 Partiamo da Zagora diretti
M'Hamid, punto estremo della strada e villaggio a pochi chilometri
dall'Algeria
e da dove partono le passeggiate a cammello o in fuoristrada per il
deserto. Dopo Qui a Tamegroute abbiamo la
fortuna di essere avvicinati dall'immancabile accompagnatore che questa
volta è
un sensibile ragazzo attento, ci appare subito, a problematiche sociali
e,
soprattutto, dignitoso. La proposta è la solita
quella di accompagnarci in cambio di una visita, questa volta non a
negozi, ma
alla cooperativa della “zawiya”. Oggi è giorno di mercato e quindi per
prima
cosa ci conduce lì attraverso le stradine della vecchia kasbah che sono
strettissime e per lo più coperte, quindi una sorta di passaggi
labirintici. Il
mercato che si tiene in un apposito recinto è bellissimo nella sua
varietà di
persone e mercanzie, non rumoroso ma vivacissimo. Tutto il caos
prodotto dai
colori, odori, merci e persone determina una bellissima armonia. TAMEGROUTE
Poi ci porta alla zawiya
che è una confraternita religiosa posta nel centro del reticolo delle
stradine
che abbiamo percorso. Qui sono accolte persone bisognose di assistenza
e perciò
lì nei pressi c'è un negozio che vende e produce articoli di
artigianato i cui
proventi servono a sovvenzionare la confraternita stessa. Ci mostra,
quindi,
con grande rammarico, un albergo fatto costruire da tedeschi che
utilizza per
il grande giardino l'acqua di un pozzo mentre qui, dove non piove da
sette
anni, sta morendo il 40% delle palme da cui il villaggio trae
sostentamento.
Chiediamo se i gestori dell'albergo diano lavoro a gente locale. Lui
dice di
sì, ma con compensi molto bassi, circa €100 il mese. Purtroppo la
biblioteca
della zawiya dove sono custoditi importanti testi religiosi è chiusa,
così ci
mostra la kasbah sotterranea posta sotto il livello stradale ed è
costituita da
tortuosi vicoli bui con piccole aperture verso l'alto. Qui, fino agli
anni 50
del XX secolo, venivano messi gli schiavi appartenenti all'etnia Haratin
i cui discendenti ci vivono tuttora e si riconoscono dagli occhi verdi.
Questi
hanno scelto di continuare a viverci perché i vicoli bui offrono un
riparo dal
sole cocente. Gli altri abitanti di Tamegroute sono per lo più berberi. Girare per questo villaggio
ci ha comportato un certo turbamento in considerazione alle attuali
condizioni
di vita ed anche al passato. Inoltre anche l'architettura - se si può
definirla
così - del luogo può dare un senso di sgomento. Proseguiamo per le dune di Tinfou
che, a chi ha già visto le ampie estensioni del Sahara, non dà una
particolare
sensazione. Proseguendo fino a M'Hamid attraversiamo paesaggi di una
bellezza
spettacolare che, però, si esaltano nel pieno loro splendore nel
percorso di
ritorno; nel pomeriggio quando, con le ombre prodotte dal sole basso,
evidenziano ogni contorno. Bellissimo! Dormiamo di nuovo a Zagora,
questa volta nel campeggio “Amezzrou” (anche questo sotto splendide
palme),
dove oltre a noi c'è solo una coppia di ragazzi spagnoli. 23/9/2007 ZAGORA -
OUARZAZATE Km 170 Percorso di ritorno a
Ouarzazate. Pensavamo, deviando per Giungiamo a Ouarzazate
all'ora della cena del Ramadan: sembra esserci il coprifuoco, deserto
totale.
Per andare a cena e per poter rivedere la cittadina animata dobbiamo
attendere
in campeggio più di un'ora. 24/9/2007 OUARZAZATE -
TINERHIR Km 224 Oggi siamo diretti alle gole
del Dadès. Partendo da Ouarzazate visitiamo la bella kasbah di Taourirt
schivando le “guide” che, a dire il vero stanno diventando un incubo.
La kasbah
merita per i bei soffitti decorati, per le luminose sale e la bella
terrazza.
Visitiamo anche l'antico mellah (quartiere ebraico) sempre cercando di
seminare
i “segugi”. Poi prendiamo la strada per Er Rachidia
fermandoci prima di Skoura per
ammirare dall'esterno,
ma attraversando, comunque, un oued, la stupenda kasbah di Amerhidil
(è
quella rappresentata sulle banconote marocchine). Qui si è accesa la
spia sul
cruscotto che indica la presenza di acqua nel filtro del gasolio e,
nonostante
lo spurgo effettuato è rimasta accesa per vari giorni: meglio
rifornirsi di
gasolio solo presso le stazioni Afriquia, Total e Shell; le altre,
specie Ziz e
CMH, sono da evitare. Proseguendo il paesaggio
diventa più interessante nei pressi di El Kelaà, anche se la
“città delle
rose” non suscita alcun interesse. Al bivio di Boumanle du
Dadès ci addentriamo nelle gole, bellissime anche se il bello, a volte,
per gli
strapiombi e le forme delle rocce diventa spaventoso. GOLE
DEL DADES
Il fascino più grande è
dato dai villaggi disseminati nelle valli o su gli strapiombi o in
fenditure
delle rocce. Ritornati al bivio,
percorriamo lo splendido altopiano che porta fino a Tinerhir dove
ci
fermiamo in un grazioso campeggio con docce calde. 25/9/2007 TINERHIR - MESKI
Km 183 Addentrandosi nelle gole
del Todra si assiste ad una meraviglia della natura. Le gole
sono
bellissime, sia all'inizio dove si passa dal pianeggiante e desertico
panorama
alla visione delle rigogliosissime palme strette tra le pareti di
roccia rossa,
sia nella parte più stretta dove ci si trova in uno strettissimo
canyon. Anche
i campi coltivati sotto le palme sono bellissimi e si osservano donne
che nei
loro abiti dai colori vivaci si chinano a raccogliere l'hennè e il mais. Restiamo incantati dalla
visione del verde brillante e dolce delle coltivazioni degli alberi e
delle
meravigliose palme che contrasta con la rudezza delle rocce. GOLE
DEL TODRA
Proseguendo verso Er
Rachidia il deserto si incomincia ad aprire nella vastità dei suoi
spazi e
nella evanescenza delle distanze. Subito dopo Er Rachidia ci
fermiamo
alla Source Bleue de Meski all'ora del pranzo e qui, nel
pomeriggio
facciamo un bagno nella piscina della sorgente: acqua decisamente
fresca ma
piacevole. In serata prenotiamo da Mohamed Laamirni, una simpatica
persona che
ha un negozietto presso la piscina, la passeggiata a dorso di cammello
ed il
pernottamento nel deserto per il giorno successivo. Ci ha chiesto 150€
in due,
ma, dopo l'esibizione dei prezzi segnalati dalla guida Lonely Planet, è
sceso
subito a 70€ (cena e prima colazione compresi). 26/9/2007 MESKI - ERG CHEBBI
Km 110 Partiamo presto per l'Auberge
du Sol situato a pochi chilometri da Merzouga. Mohammed ci ha
avvertiti che
dovremo lasciare la strada asfaltata e percorrere circa Restiamo in contemplazione
delle dune lì vicino fino alle 17.00. Al tramonto saliamo in groppa dei
cammelli e ci avviamo insieme a due ragazzi australiani e ad uno
svizzero. Percorrere le dune al
tramonto è uno spettacolo entusiasmante ed egualmente è stato quello di
vedere
sorgere la luna piena. Arriviamo, infatti, al campo con il cielo ormai
buio.
Anche perché la nostra guida, quando il sole è scomparso dietro le
dune, si è
fermata per interrompere il digiuno del Ramadan e bere acqua e latte
(non beveva
dalle 4.30 del mattino!!).
ERG
CHEBBI
Una volta giunti, ci
accorgiamo di essere fortunati perché lì c'eravamo noi ed un'altra
decina di
persone provenienti da altri alberghi. Infatti, in quel punto vengono
condotti
tutti i gruppi che effettuano la passeggiata che prevede un solo
pernottamento
nel deserto. Immaginiamo cosa può accadere nei periodi topici come la
notte del
31 dicembre! Comunque il nostro campo è
molto accogliente, con tende berbere, tappeti e illuminato da piccole
lanterne.
Ci servono una cena veramente ottima a base di couscous ed harira e
dopo ci
mettiamo a contemplare la luna piena che è tanto luminosa da oscurare
le stelle
e da illuminare benissimo le dune circostanti. Dormiamo sotto una tenda
berbera
ed aspettiamo, svegliandoci prestissimo, il sorgere del sole. Dopo la
colazione
ripercorriamo di giorno le dune viste al tramonto: sono altissime e, a
differenza di quelle che abbiamo visto in Egitto nell'oasi di Siwa,
sono di
colore rossiccio. Lungo il percorso si vedono in lontananza le montagne
dell'Algeria. Ritornati all'hotel, ci
mettono a disposizione una stanza per la doccia ed eventualmente anche
per
riposare un po'. 27/9/2007 ERG CHEBBI - MIDELT Km
265 Ci mettiamo sulla via del
ritorno e, dopo essere ripassati alla Source Bleue de Meski,
per
salutare Mohamed, ripartiamo ed in serata arriviamo nel campeggio di Midelt
(orrido). 28/9/2007 MIDELT - MEKNES Km
265 Da Midelt ci dirigiamo a Meknes.
Percorriamo una strada che non presenta gli scenografici e grandiosi
paesaggi
ammirati nei precedenti itinerari, ma piuttosto altopiani desertici,
montagne
rocciose e tende berbere. Passiamo per la rilassante Ifrane, cittadina
turistica molto poco marocchina con le sue casette bianche con tetti
spioventi.
Lambiamo la foresta di cedri nei pressi di Azrou, vivace
villaggio,
anch'esso turistico ma non epurato della tradizione. Giungiamo al campeggio di Meknes passando
davanti alla grande porta Bab el Mansour
e tra le
alte mura della città imperiale. Meknes si presenta molto
animata. Molto bella la piazza El Edim dove, come a Marrakech ma in
dimensione
ridotta ma più spontanea e non molto turistica, si raccolgono strani
personaggi, venditori, cantastorie ecc. MEKNES
Visitiamo il bel museo Dar
Jamaļ ed il mausoleo di Moulay Isma'il, veramente splendido. Qui assistiamo in maniera
più diretta che in altri posti al brulicare della vita e delle attività
che
precedono la fine serale del digiuno del ramadan. Tutti fervono negli
acquisti
e nel chiudere i negozi per ritornare a casa. Poi, dopo la sirena e la
preghiera
del muezzin, tutto si ferma, le strade diventano deserte e tutto tace.
La vita
ritorna lentamente dopo circa un'ora, dopo un altro richiamo del
muezzin. Siamo
gli unici due “alieni” in una piazza deserta. Per cenare dobbiamo
attendere che
riprenda la vita. 29/9/2007 MEKNES - VOLUBILIS -
Fés Km 130 La parte più bella ed
interessante, a nostro parere, di Meknes è la città imperiale.
Attraversandola
a piedi o in calesse si nota la grandiosità e la fastosità voluta da
Moulay
Isma'il quando la fece edificare. Dato che la vita di Moulay Isma'il fu
improntata dalla volontà di affermare la sua forza, potere e crudeltà,
il
risultato che oggi si osserva è costituito da queste immense e
grandiose opere
architettoniche che dovevano essere, appunto, l'emblema del suo potere. Siamo andati, come
d'obbligo, nei souq dove sono presenti merci molto più commerciali che
altrove;
ma quello che ci ha colpito è stata la zona dove si vendono pietre di
sale,
schiacciate per l'uso domestico, con grandi martelli da vecchietti. Abbiamo visitato i grandi
granai e le prigioni di Moulay Isma'il dopo di che si siamo accomodati
in uno
di quei curiosi calessi che qui abbondano ed abbiamo fatto il giro
completo
delle mura e del Mellah. Tornati in campeggio
abbiamo preferito muoverci per Volubilis e Moulay Idriss.
Il
paesaggio che si percorre in trenta chilometri di strada è dolcissimo:
campi
coltivati, ulivi e abbondanti fichi d'india. Pensiamo di fermarci prima
a Moulay Idriss, luogo sacro per il culto islamico, ma appena
giunti
nella piazzetta, tra l'altro molto scoscesa, siamo presi d'assalto dai
soliti
postulanti e sedicenti guide per cui, stanchi di questa continua
contrattazione
forzata, rinunciamo a fermarci e ci dirigiamo verso la vicina Volubilis.
Anche qui, appena giunti siamo assaliti da guide e parcheggiatori.
Comunque ci
fermiamo, pranziamo e riposiamo. Poi, dopo aver acquistato i biglietti
per
accedere al sito archeologico, riusciamo a visitare da soli le rovine
dopo aver
allontanato duramente le guide che tentavano di imporre ad ogni modo la
loro
presenza. Volubilis è stato sicuramente il posto più
sgradevole da
questo punto di vista. Anche perché costoro si sono parati dinanzi al
camper
per farci fermare. Questo aspetto del Marocco, dopo circa un mese di
permanenza,
comincia a dare fastidio. Prendiamo poi preso
l'autostrada per Fés, dove arriviamo ad ora di cena e,
sorprendentemente, al primo svincolo cittadino, in una città a
quell'ora
deserta, ci accoglie sbracciandosi in sella ad un motorino un uomo che
si offe
di accompagnarci al Campeggio Internazionale. Qui giunti, ovviamente,
si
propone come guida per la visita alla città. 30/9/2007 Fés Km 0
Fés
Dalla visita a Fés siamo
tornati con un piatto di ceramica e una tovaglia da tavola ricamata a
mano.
Forse noi abbiamo una propensione a spendere, ma qui tutti gli oggetti
sono
molto belli e, in certo senso, convenienti. Non si pensi, però, che si
possano
fare degli affari strabilianti. L'acquisto in Marocco è una pecularietà
del
viaggio, che non può essere esclusa. Il contatto con la gente avviene
attraverso queste contrattazioni di acquisto che comportano anche il
racconto
di storie personali, di lavoro o di fatti spiccioli. Ritornando a Fés, dobbiamo
dire che, se Marrakech è la città mercato per eccellenza dove in ogni
strada
della nuova o vecchia medina trovi il commerciante, a Fés ci si trova
in un
mondo brulicante di lavori. Entrare nella mediana significa immergersi
nella
visione di centinaia di persone operose che, oltre a vendere come qui
si vende
dovunque, agiscono. Le botteghe nascondono
centinaia di artigiani di ogni genere. Certamente sorprendente nella
sua
arcaicità il lavoro dei conciatori, anche se estremamente duro, ma che
dire dei
“sarti” che creano, attaccando lunghi fili multicolori con chiodi ai
muri delle
stradine tra la confusione generale, l'ordito delle passamanerie con
cui ornano
i lunghi abiti femminili. Abbiamo assistito
all'attività delle donne che impastano, facendo poi, delle sfoglie
sottilissime
per i dolci del Ramadan, per le pastilla e per altri generi.
Nei pressi
della porta Bleue gli occhi si ubriacano nella visione della
preparazione dei dolci, tutti esposti in grandi mucchi. Una descrizione a parte
meritano i macellai che formano una coreografia un po' truculenta, con
i pezzi
di carne mettono in bella mostra fila di teste dei montoni e di zampe
delle
mucche, mentre affettano cuori o altri sanguinolenti pezzi di carne con
calma
ed abilità. Bellissimi i caravanserragli recuperati ad opera
dell'UNESCO e dove
sono state inserite scuole di artigianato allo scopo di far continuare
l'insegnamento di antichi metodi di lavoro. Raccontare Fés serve per la
propria memoria ma non per gli altri in quanto questa città va vissuta.
Ci si
immerge in una realtà temporale diversa da quella che vivi, che al
momento ti
appare quasi normale, ma che poi, ripensata ti lascia stupito perché
rielabori
che hai camminato in strade strettissime dove muli ed asini venivano
caricati
di ogni mercanzia, dove i lavori procedevano nel silenzio ma in una
dinamicità
inarrestabile. Fés è questo e tutto
quello che si potrebbe descrivere in ore di racconti, è anche centinaia
di
piccole moschee dove la gente si infila a pregare, è anche la visione
di
straordinarie mederse nascoste nelle stradine. Chi si aspettasse una città
aperta dove poter accedere per vivere una ordinaria quotidianità di
viaggiatore
qui non la trova. Fés vecchia (Fés el Bali)
è chiusa in sé con la sua gente e, per quanto oggi molte delle vecchie
case
vengono restaurate per poter portare nella medina nuove persone, il
mistero
della città resta chiuso nella vita della gente che nasce, lavora,
intreccia
relazioni, prega. La rete di rapporti anche
commerciali e non, diciamo così di “interdipendenza” tra i vari
individui è
palese. La nostra guida “ufficiale” per i gruppi dei tour operator, ma
per noi
fuori servizio, per entrare nella mediana ha passato ad un uomo che era
all'ingresso, una elargizione in monete, più avanti, quando noi abbiamo
comprato dei datteri, ha lasciato una busta dove il venditore ha fatto
cadere
dei datteri anche per lui. Dopo i nostri acquisti e l'uscita dal
ristorante, ha
trovato il modo per fermarsi e tornare indietro. Camminando, poi,
elargiva
qualche piccola elemosina a persone visibilmente povere. Il mondo delle
persone
della medina a noi è apparso intercorso da una rete inestricabile di
relazioni
buone o meno, quasi un ecosistema di relazioni sociali di cooperazione. Nota culinaria: abbiamo pranzato al ristorante “ 1/10/2007 FES - CHEFCHAOUEN
Km 218 Siamo usciti dal campeggio
e, percorrendo strade della ville nouvelle e passando introno
al muro di
recinzione del palazzo reale, giungiamo sulla collina delle Tombe
Merenidi
da cui si gode una bellissima vista della città. Ieri la guida ci aveva
fatto
vedere Fés dall'alto conducendoci ad una fortificazione posta
esattamente di
fronte. La collina dei Merenidi è un luogo suggestivo, dal
basso giunge
l'odore putrescente delle pelli sottoposte alla prima sgrossatura per
la
concia: una situazione meno coreografica che quella vista ieri dalla
terrazza
dei venditori di pellame in città. Abbiamo, poi, preso la
strada per Chefchaouen. Superata una prima parte di dolci
colline
coltivate ad ulivi, ci siamo trovati di fronte delle alte montagne
tondeggianti
di calcare bianco intervallate da una sorta di falesie ed esaltate, nel
loro
bianco accecante, da un bacino d'acqua di colore azzurro intenso
(forse,
guardando la cartina, si tratta dell'Oued Mikkés). Proseguendo
ci si
trova nei campi evidentemente da poco bruciati dopo il raccolto di
grano (ogni
piccola abitazione ha davanti dei grossi pagliai ben ordinati) e quindi
si nota
un'alternanza cromatica dal dorato al marrone bruciato. Proseguendo verso il Rif ci si
rende conto di essere in una zona prospera per
l'agricoltura in
quanto uliveti si alternano ad aranceti e per strada si vedono quantità
abbondanti di melograni. Dopo Ouezzane,
grossa cittadina tutta bianca piena di persone per strada, entriamo in
una zona
collinare attraversata dal fiume Loukos.
All'ora in cui ci fermiamo per pranzo (circa le 14.00) fa molto caldo.
Una
volta giunti a Chefchaouen, non abbiamo potuto parcheggiare in
centro
perché…. è vietata la sosta ai camper! Ci dirigiamo, perciò, al bel
campeggio
raggiungibile dopo una ripida salita. Chefchaouen è gradevole nella parte vecchia della
casbah e della
medina con bei ristoranti e negozietti di souvenir. Si vende
liberamente
haschish, ma a noi, nessuno si è avvicinato. Anche il numero degli
scocciatori
sembra minore che altrove. 2/10/2007 CHEFCHAOUEN Km 0 CHEFCHAOUEN
Abbiamo passato la giornata
qui con un tempo nuvoloso ed in serata abbiamo avuto anche della
pioggia. Girovagare per la piazza
della vecchia medina e per le stradine dipinte di azzurro è piacevole.
Il tempo
passa gradevolmente. Ci siamo mossi dal campeggio a piedi per scendere
nella
cittadina ed al ritorno abbiamo preso il taxi (€ 1,50). Abbiamo cenato
in uno
dei ristorantini nei pressi della piazza della mediana, qui con meno di
€10 si
cena con un buon piatto unico, tè alla menta compreso. Nella notte piove a
catinelle. 3/10/2007 CHEFCHAOUEN - ASILAH Km
200 Siamo tornati ad Asilah passando per Larache.
Quest'ultima è una
cittadina che, potenzialmente, potrebbe essere affascinante, ricorda un
po'
Cadice, ma è molto degradata, sporca e con orrende costruzioni in
cemento. Ad Asilah abbiamo
dormito per la seconda volta, stavolta fuori
dal campeggio avendo trovato parcheggiati, sotto i bastioni, altri due
camper.
Il tempo è piovoso. Ci auguriamo di poter nei prossimi giorni, prima
della
partenza, sostare nei pressi di queste spiagge atlantiche. Speriamo… 4/10/2007 ASILAH - MOULAY
BOUSSELHAM Km 70 Avendo letto molto bene di
Moulay Bousselham, località marina a
circa Per vivere la bellezza del
luogo bisogna astrarsi dal contesto in quanto tutto il territorio del
villaggio
è talmente sporco che sembra quasi che la spazzatura si sia
stratificata. Forse
è una prerogativa della zona visto che poco più a sud, a circa Comunque qui compriamo
dell'ottimo pesce sulla spiaggia dove tornano i pescatori; atmosfera di
altri
tempi evocatrice di racconti verghiani. MOULAY BOUSSELHAM
In serata preferiamo
entrare nel campeggio “International” sulla laguna e che, come spesso
avviene
qui in Marocco, rappresenta un rifugio confortevole e tranquillo anche
se, il
più delle volte, obbligato. 5/10/2007 MOULAY BOUSSELHAM -
RABAT Km 230 Abbiamo fatto in mattinata
un giro in barca nella palude di Merdia Zerga cogliendo stormi di fenicotteri rosa
in volo. Dopo
pranzo, visto che
ci sono avanzati due giorni prima della partenza della nave, torniamo a
Rabat
per approfondire ciò che all'andata abbiamo tralasciato. Dopo la spesa al Marjane
andiamo al campeggio “ Alle 18,10 un colpo di
cannone a salve e la preghiera del muezzin annunciano la fine del
digiuno;
quello che è meno piacevole è che anche alle 4,30 del mattino il rito
si ripete
per annunciare l'inizio del digiuno. 6/10/2007 RABAT Km 0 Giornata fermi in campeggio
in attesa che la febbre passi. 7/10/2007 RABAT Km 0 Andiamo alla medina di
Rabat e poi alla kasbah des Oudaias, molto silenziosa ed
ordinata la
prima, sia nella parte turistica che in quella del mercato cittadino.
Molto
bella RABAT
Tutta Rabat ci è
apparsa piena di opere di ammodernamento, soprattutto nella zona del
fiume dove
stanno costruendo un porto turistico. Nella Kasbah abbiamo sostato nel
bar che
si trova nei giardini andalusi, con panorama sulla città: bella
atmosfera,
molto buoni i dolci. Interessante anche la visita al museo. Ripercorsa
parte
della medina con un mini-taxi, andiamo allo Chellah, vecchia
necropoli
Merenide costruita sull'anticha città romana di Sala Colonia.
Mura molto
alte e suggestive, luogo tranquillo e silenzioso, in un angolo
osserviamo una
ventina di gatti stesi al sole, sugli alberi e sulle rovine nidi di
cicogne. Passeggiata piacevole e
città piacevole, non abbiamo avuto l'assillo delle guide e tutti sono
stati
molto cortesi. Pulizia ovunque. 8/10/2007 RABAT - CAP SPARTEL Km
265 Siamo agli ultimi giorni
della nostra permanenza in Marocco. Dopo aver fattola spesa al
Marjane, di cui ci siamo quasi sempre serviti per i nostri
approvvigionamenti alimentari,
lasciamo Rabat diretti a Cap Spartel, vicino Tangeri. Per la
sosta del
pranzo ci fermiamo di nuovo nei pressi di Asilah dove
pranziamo sulla spiaggia guardando l'oceano. Tranquillamente, nel
pomeriggio, raggiungiamo Cap Spartel dove sostiamo nel grazioso
campeggio
“Achakkar”, con bei servizi (uno dei più cari di quelli che abbiamo
visitato:€
11.00). La costa qui è già
mediterranea, frastagliata, verdeggiante e con tanta spiaggia. Adesso è
tranquilla, ma in estate sicuramente sarà affollata. Da quando siamo
nel nord
del Marocco ed in particolare da quando abbiamo lasciato Fés, le donne
non
indossano più il tradizionale velo ma, soprattutto nelle campagne,
gonne a
strisce verticali rosse e bianche con bluse colorate e qualche volta
con
coprispalle sempre a strisce, in testa grossi cappelli di paglia simili
a
quelli dei venditori di acqua visti nei posti turistici. 9/10/2007 CAP SPARTEL - TANGERI Km
35 Oggi, ultimo giorno della
nostra permanenza in Marocco, andiamo a visitare Tangeri. Condizionati da racconti di
viaggi letti su internet nei quali, a proposito di questa città, si
parla di un
clima particolarmente pericoloso, vi ci rechiamo in taxi con un
accompagnatore
pagato. Se si esclude la comodità
di essere guidati senza dover cercare i luoghi, la spesa poteva essere
evitata
in quanto, oltre alle dovute e normali cautele che si devono adottare
nella
visita di qualunque città, non abbiamo riscontrato alcunché di
straordinario.
Pare, comunque, che i problemi maggiori ci siano agli imbarchi per Tangeri è una bellissima
città con un fascino da vecchia signora aristocratica. Sicuramente poco
marocchina in quanto posta su ripide colline verdeggianti. Il grande ed
il
piccolo Socco sono particolari perché dalla struttura dei
vicoli si
scorgono improvvisamente ariose ed alberate piazze. TANGERI
Nel pomeriggio torniamo in
città con il camper attraversando l'esclusivissima e lussuosa zona di
Cap
Spartel. Questo è un quartiere bellissimo per lo splendido panorama che
si gode
sia su Cap Spartel che su Tangeri. Seguendo, questa volta
trovandoci d'accordo, l'indicazione data da camperisti che ci hanno
preceduti
di una pasticceria (Florence), siamo andati ad acquistare
qualche pastilla
e dolci alle mandorle. Per qualche giorno ci porteremo dietro ancora i
sapori di
questa terra. Mary e Franco Manfredi |